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Diario Spirituale

Crystal-like human figure surrounded by glowing mathematical equations in space

Bussano al muro dei pazzi

4–7 minuti

Per Carl gustav Jung e Wolfgang Ernst Pauli l’analisi scientifica e psicologica degli archetipi e dell’ Unus Mundus sono la dimostrazione esperienziale dell’esistenza di Dio.

Il Dio junghiano è la forza ordinatrice suprema che risiede nel profondo della psiche umana, é la cellula duale risolta di conscio e inconscio di un individuo o di un paziente che rende partecipi di una totalità divina.

quando un archetipo irrompe nel quotidiano e completa un individuo, dio e l’ uomo convergono fino a diventare indistinguibili.

lo psichiatra svizzero affermava: “so che l’archetipo…. esiste perché ne vedo gli effetti empirici”. Il che equivaleva a dire “so che Dio esiste”.

lo psicologo era dunque in grado di scorgere nei pazienti l’archetipo, l’ inconscio che, da un piano di realtà superiore, istiga la malattia mentale.

Secondo il medico, tutti gli individui psicotici attivano un archetipo. Anzi per Jung la psicosi è lo switch per antonomasia che attiva l’ assalto incontrollato degli archetipi.

Ciononostante, i protocolli e l’ anamnesi junghiani distinguono nettamente L’archetipo che si manifesta nella psicosi distruggendo la mente e l’ archetipo che si manifesta con la Gnosi e guarisce.

la formazione gnostica di Gustav Jung non abusa mai del termine Gnosi, utilizzandone la metafora clinica soltanto per indicare l’ attimo in cui il paziente fa un’esperienza interiore così potente da non aver più bisogno di credere a nulla, perché sa, perché sente Dio.


Tutti gli individui psicotici attivano gli archetipi dell’inconscio collettivo, dell’insieme di cui fa parte il Sé frammentato che viene sollecitato dall’ Unus Mundus junghiano.

Tuttavia, l’ esperienza gnostica del risveglio spirituale o il crollo psicotico non dipendono dall’archetipo, ma dalla tenuta e dalla forza del paziente.

Nello psicotico, l’io è debole, fragile e rigido. Quando l’archetipo si attiva, il Sè salta fuori dall’inconscio. Se il paziente non riesce a contenerlo ne viene completamente devastato, frammentato e disintegrato. Il paziente non ha un archetipo accanto, ma è posseduto dall’ archetipo.

Di conseguenza, se si avvia l’ archetipo del Salvatore, lo psicotico vive una dissociazione, perde il contatto con la realtà e crederà di essere Gesù Cristo inviato sulla Terra, preda di deliri paranoici.

Non c’è Gnosi in questo caso, c’è l’ alienazione, perché la coscienza è stata letteralmente distrutta dall’inconscio che è parte di un insieme collettivo, dell’ incontenibile extra-dimensionale, dell’ Unus Mundus.

Al contrario, il paziente che vive l’esperienza psico-mistica in modo sano possiede qualità psichiche sufficientemente strutturate, e quando l’archetipo invade la sua quotidianità, l’io non crolla ma instaura un dialogo trasformativo con esso.

Il paziente riconosce l’archetipo come una forza interiore trascendentale e fisica, che non appartiene al suo piano di realtà.

Se l’archetipo è quello del Salvatore non pensa di essere il Cristo, ma comprende di dover salvare se stesso, integrando l’energia spirituale sopraggiunta nella sua vita.

E’ la Gnosi junghiana vera e propria che si concentra nella fusione consapevole di alto e basso, dell’archetipo e del paziente, dell’ angelo e dell’anima che celebrano la camera nuziale.

In sintesi, lo psicotico annega nel medesimo oceano sconfinato dell’ Unus Mundus dove lo gnostico impara a nuotare. L’ attivazione archetipica è la stessa; in un caso produce la distruzione della realtà, nell’ altro genera l’illuminazione e la consapevolezza di Dio.

Per Jung, l’ archetipo non è un’idea astratta, ma un campo di forze, un’ energia, un fatto oggettivo. Quando il paziente è connesso all’ archetipo, viene rilasciata una potente e rappresentativa veemenza emotiva erga omnes.

Le persone vicine, i familiari, gli amici o i partner, se non sono strutturati dal punto di vista psico-coscienziale, sperimentano una personalità consapevole e forze dalle quali vengono letteralmente travolti.

L’ archetipo che si attiva nelle nevrosi, risveglia per risonanza e induzione veemenze simili dormienti nell’inconscio di chi sta intorno al paziente, alimentando deliri, paure, insicurezze che sono conseguenza della catabasi psichica dello psicotico o del mistico.

L’ impatto distruttivo rispetto alle coscienze che orbitano attorno alla visitazione archetipa si manifesta con la pretesa dell’ inconscio archetipo di modellare la realtà materiale secondo la propria origine divina.

ecco che , se nel paziente si attiva l’ archetipo del Salvatore o dell’ l’angelo celeste, le persone attorno allo psicotico e al mistico, saranno ricondotte, volenti o nolenti, a recitare la parte dei bisognosi da salvare o dei persecutori.

Chi è nella prossimità geometrica perde l’individualità, perde la reale identità ed é trasformato dall’ archetipo in una proiezione distorta della fenomenologia mistica che genera conflitti, rotture delle compagini familiari fino alla dissoluzione di intere reti relazionali.

L’energia dell’ archetipo secondo Jung assume le cosiddette qualità numinose. E’ affascinante, formativa, seduttiva, ingannevole, mortificante e terrificante al tempo stesso.

Le coscienze non strutturate attorno al paziente, compresi i terapeuti poco esperti, rimangono pericolosamente ammaliati dal mistero angelico, concedono uno spazio improprio alla teofania psicologica e si lasciano catturare dalla bellezza e dal sogno gnostico, alimentando il delirio e il caos collettivo.

Un intero sistema relazionale si avventura nel labirinto della dissociazione dalla realtà.

La lettura psicologica dell’angelo celeste riformulata dall’analisi quantistica del Nobel Wolfgang Ernst Pauli, spiega che l’ attivazione dell’archetipo altera le probabilità che le “coincidenze” e le sincronicità ierofaniche riguardino soltanto gli individui psicotici o i mistici, perché, divenendo accessibili al perimetro delle conoscenze del paziente o dello gnostico, destabilizzano i testimoni.

Secondo il fisico austriaco non cambiano soltanto i pensieri della mente disturbata, ma iniziano ad accadere coincidenze significative e sincronicità che irrompono e scuotono anche coloro che apprendono della catabasi psichica dell’angelo.

Le coscienze fameliche di mera curiosità si ritrovano indirettamente proiettate in una realtà in cui le regole ordinarie di causa ed effetto cominciano a vacillare fino a crollare, mentre l’idea gretta dell’esistenza si sbilancia sull’orlo dell’ immenso sconosciuto e di una vertigine comune.

Per jung, la vera “eresia” e il vero “pericolo” dell’angelo gnostico e dell’ archetipico, risiedono nella loro natura intrinsecamente collettiva, nell’essere espressione emanata e emanante del potere di dio.

L’ archetipo non bussa al muro di una sola persona, perché quando attraversa i Cieli e tocca Terra nelle vesti di un uomo, squarcia il velo della “normalità” anche di tutti quelli che gli erano accanto.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.

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