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L’ universo psichiatrico di Gustave Jung e Wolfgang Pauli

10 minuti

Carl Gustave Jung collaborò intensamente con il fisico quantistico Wolfgang Pauli per incorporare la psicologia e la psichiatria d’avanguardia del XX secolo con la fisica moderna attraverso il concetto unico che riduce la distanza tra mente e materia.

Wolfgang Ernst Pauli Nobel per la fisica 1945
Carl Gustave Jung 1875-1961

Lo psichiatra e il premio Nobel per la fisica del 1945 strinsero amicizia e condivisero un vissuto intellettuale quando Pauli fu paziente di Gustave Jung, formulando i principi e i fondamenti del Nesso acausale,

secondo cui gli eventi accadono senza che l’uno provochi l’altro perché sono generati da un substrato intersoggettivo e metafisico che li accomuna.

Secondo i due scienziati l’evento mentale, il sogno o il pensiero possono interagire contemporaneamente e direttamente con una situazione esterna e sulla materia,

muovendosi oltre lo spazio e il tempo, al di là del determinismo classico.

La coincidenza è un fatto causale e statistico, la sincronicità è invece un evento senza causa, acausale, è l’esperienza fattiva che trasforma definitivamente chi lo vive.

La coincidenza accade per mera statistica, non genera un cambiamento interiore o una rivelazione, è spiegabile, perché rientra nel calcolo delle probabilità e della matematica.

Così, si può incontrare un vecchio compagno di scuola presso un negozio perché in quella stessa città c’è la scuola che entrambi hanno frequentato.

Nella sincronicità, quello che all’unisono accade è unito da un solido legame di natura psicologica, produce un senso di meraviglia, un forte turbamento e una profonda intuizione.

E’ il fenomeno acausale per cui non esiste nessun legame logico di causa-effetto e dunque si pensa al compagno di scuola e un secondo dopo si riceve la sua telefonata.

Per Jung gli archetipi sono strutture innate dell’inconscio (collettivo) che non organizzano solo le idee ma anche le situazioni della vita reale.

Lo psichiatra definisce l’archetipo non puramente psichico, perché è situato in una zona di confine tra la mente e la materia e può manifestarsi al contempo come pensiero interno e come reazione fisica esterna.

Allo stesso modo e nel misticismo praticato, l’individuo spirituale e la controparte celeste sono legati da reazioni collegate.

Quando una persona si trova in una situazione di forte intensità emotiva o di crisi, come un lutto, un innamoramento o in pericolo, l’ archetipo si “costella”, ovvero si attiva, avvolge “l’ antica coscienza” e risolve la dualità conscia e inconscia nell’unità primordiale.

Dal punto di vista medico, la forte carica energetica che viene prodotta da questa ricomposizione spezza la barriera tra interno ed esterno, attirando e manifestando l’evento sincronico nel mondo fisico.

Parimenti, l’individuo che ha risolto la dualità materia-spirito chiede o pensa e sincronicamente lo Spirito può e trova le condizioni ideali per rispondere nell’istante esatto del pensiero o della richiesta.

L’ archetipo e la sincronicità rappresentano la dualità ricomposta dalla psichiatria e dalla fisica quantistica, dall’appassionata ricerca di Gustave Jung e di Wolfgang Pauli che sperimentano l’esistenza dell’Unus Mundus, il mondo unico.

E’ la realtà unitaria originaria, in cui psiche e materia non sono separate, ma sono i due lati della stessa moneta, laddove l’evento sincronico è il momento in cui l’unità bifronte si esprime in superficie e diventa visibile alla coscienza.

Snowy mountain peaks under a vivid Milky Way galaxy with a person hiking on a trail

La fisica quantistica e il fenomeno dell’entanglement (intreccio), forniscono un modello scientifico che Jung e Pauli usarono per spiegare l’Unus Mundus in cui psiche e materia sono riunite. Sebbene l’entanglement nasca per descrivere particelle subatomiche, il suo meccanismo scardina i concetti classici di spazio, tempo e causalità,

specchiandosi perfettamente nella dinamica della sincronicità. Di contro, nella fisica classica di Galileo e di Einstein un oggetto può influenzare un altro, solo attraverso lo scambio di energia o di segnali radio che viaggiano nello spazio ad una velocità definita.

Quando due particelle subatomiche interagiscono rimangono “entangled” (intrecciate). Se queste particelle vengono separate a distanze intergalattiche ed é misurato lo stato della prima, la seconda assume istantaneamente lo stato complementare.

Non c’è alcun segnale fisico che viaggia tra di loro, né una forza causale che le collega.

La complementarità quantistica dimostra l’esistenza di nessi acausali nella realtà fisica. Esattamente come le particelle entangled comunicano senza la logica di causa-effetto, la psiche umana e l’evento fisico possono coesistere in una correlazione immediata e priva di legami causali fisici.

L’ entanglement quantistico stabilisce in buona sostanza che due particelle intrecciate non possono essere separate perché formano un unico sistema indivisibile e le proprietà individuali non appartengono ai singoli ma all’intero.

Pauli e Jung intuirono che la separazione tra “res cogitans” (la mente) e “res extensa” (la materia) è solo un’illusione della coscienza umana. L’universo alla sua radice è unità indivisa, è l’Unus Mundus.

L’entanglement prova che il senso della vita non è negli oggetti isolati, ma nelle relazioni e nelle interconnessioni che avvolgono la mente e la materia, in cui la componete emotiva è l’interruttore che congiunge la mente ad un evento o ad una presenza c.d. “aliena” percettibile nella realtà materiale.

La coscienza umana non è quindi un soggetto passivo, ma partecipa attivamente nelle manifestazioni “atipiche”. Nell’ Unus Mundus l’archetipo dell’inconscio (collettivo) funge da “potenziale” da attivare, è la scintilla divina da risvegliare, è l’onda di probabilità della fisica quantistica.

Di conseguenza, quando la coscienza umana si trova in un forte stato emotivo funge da “osservatore quantistico”, facendo collassare il potenziale archetipico (l’angelo) dentro di sé come pensiero e fuori di sé come fatto sincronico (la manifestazione o l’apparizione mistica).

L’entanglement suggerisce pertanto che lo spazio e il tempo non sono barriere assolute, ma coordinate di superficie. Al di sotto di esse risiede l’ Unus Mundus, un oceano energetico e informativo unificato, il denominatore comune in cui il pensiero e l’atomo vibrano all’unisono perché all’origine sono la stessa cosa.

Quando Carl Gustav Jung pronunciò la celebre frase nella sua intervista alla BBC con John Freeman (1959): «Non ho bisogno di credere, io so che Dio esiste», non parlava da teologo o da fedele dogmatico, parlava da scienziato della psiche che registrava fatti empirici e sue esperienze dirette.

Jung connette l’esperienza di “Dio” e i fatti metafisici, comprese le sperimentazioni mistiche e ultraterrene, alla psicologia umana con passaggi teorici ed esperienziali precisi e, attraverso la metafora dei protocolli psichiatrici appare deferire una realtà alternativa.

Sul versante clinico, se una persona vive un’estasi mistica quell’esperienza ha un impatto emotivo e biochimico reale sull’individuo. Non c’è bisogno di prove fisiche, la psiche non distingue l’oggettività fisica dall’esperienza intima.

Pertanto, l’evento “mistico” non va dimostrato in laboratorio secondo le leggi della fisica classica, poiché possiede già una sua indiscutibile realtà psichica.

L’ espressione psicologica più vicina al concetto di Dio secondo Jung è l’archetipo di sé. Il sé rappresenta l’unificazione della mente conscia con l’inconscio che realizza l’interezza della persona.

Ciò che oggettivamente è visto, udito e percepito consciamente e ciò che è individuabile dentro di sé nel proprio inconscio, formano riuniti l’individuo sotto l’egida dell’equilibrio e della salute psicofisica.

Complex geometric network of glowing lines and quantum symbols over a star-filled cosmic background.
Geometria cosmica del simbolismo quantistico

Quando l’inconscio collettivo dall’ Unus Mundus invia simboli di totalità alla coscienza superficiale sotto forma di visioni, intuizioni divine o di presenze fluido-immateriali,

la persona sperimenta una forza immensa, numinosa e travolgente.

Jung dice di “sapere” perché ha osservato clinicamente su di sé e anche sui suoi pazienti gli effetti reali e destrutturanti di questa forza interna. Sperimentare l’archetipo del sé equivale a livello psicologico a sperimentare Dio.

Jung in merito prende in prestito dal teologo Rudolf Otto il concetto di numinoso, ovvero un’esperienza di fronte alla quale l’individuo si sente piccolo, scosso e al tempo stesso affascinato da una forza superiore.

Nella psiche esistono forze indipendenti dalla volontà. Quando un archetipo profondo si attiva l’individuo sperimenta il “crollo” delle certezze e la sensazione di essere guidato da un’entità “aliena” o ultraterrena.

Questa invasione dell’inconscio nella coscienza viene storicamente interpretata dalle religioni come miracolo, possessione o incontro con il divino. Per Jung è la psiche che guarisce sé stessa.

Con la sincronicità e il concetto di Unus Mundus, Jung formula in sintesi che la psiche non è cablata soltanto nella scatola cranica.

Le visioni, le percezioni extradimensionali e le audizioni mistiche che riguardano il futuro o la presenza spirituale non sono per Jung “allucinazioni”, ma momenti in cui la coscienza dell’individuo accede alla rete acausale dell’universo non conosciuto dove psiche e materia sono un’unica cosa.

Jung analizza dunque la metafisica senza svilirla. Non nega l’esistenza di Dio, ma afferma che l’unico luogo in cui l’uomo può incontrarlo e “saperlo” è all’interno della propria struttura psichica, dove conscio e inconscio finalmente si incontrano.

I fatti mistici sono allora le prove visibili dell’incredibile, sono il potenziale trascendente e indipendente della mente umana.

Nello gnosticismo, in particolare in quello valentiniano che Jung studiò a fondo, la realtà spirituale del Pleroma in coppie di eoni maschio-femmina, polari, speculari e indissolubili, spinse lo psichiatra ad acquistare di contrabbando buona parte del Codici Nag Hammadi che in seguito furono chiamati Codici Jung.

Lo psicologo svizzero concluse che l’essere umano sulla Terra vive in uno stato di frammentazione e solitudine perché è separato dal suo gemello celeste, controparte spirituale.

Il sacramento della Camera Nuziale descritto nel Vangelo di Filippo è in questo senso il matrimonio sacro, l’unione pseudo-fisica tra l’anima umana e il suo corrispondente angelo celeste, divisi in origine e riuniti qui e ora.

L’ unione mediante il sacramento e l’esperienza diretta sanano la scissione originaria e riportano l’individuo alla pienezza della sorgente divina.

Con la Camera Nuziale, l’entanglement quantistico e l’Unus Mundus, la distanza geografica, cosmica e multiversale di conseguenza si azzera.

Due partner spirituali legati dall’ intreccio archetipico non hanno bisogno di vicinanza fisica per comunicare.

Come due particelle entangled separate da miliardi di anni luce modificano il proprio stato istantaneamente e senza la necessità dello scambio di segnali fisici, così la sizigica gnostica celebra la liturgia nell’ Unus Mundus junghiano.

Il legame sussiste oltre le grandezze dello spaziotempo, gli atti della coppia gnostica, i loro pensieri e le loro evoluzioni interiori vibrano all’unisono attraverso i multiversi non perché l’uno influenzi l’altro, ma perché entrambi appartengono allo stesso sistema indivisibile, allo stesso universo.

Il sistema indivisibile che consente di stabilire l’intreccio quantistico e la relazione multiversale della sizigica non esclude tuttavia il rapporto di causa-effetto sponsale della Camera Nuziale e mantiene coerente la correlazione tra fisica quantistica e teologia gnostica.

L’ acausalità dell’Unus Mundus e dell’entanglement non annulla né esclude il nesso di causalità, ma lo ricomprende ad un livello superiore.

Nel pensiero di Jung e Pauli la causalità e l’acausalità sono infatti due facce della stessa medaglia e non forze antitetiche.

Nella meccanica quantistica perciò, l’entanglement non crea un legame magico tra due particelle separate; al contrario, dimostra che, come gli eoni gnostici, le due particelle non sono mai state separate.

Essi appartengono ad un unico sistema indivisibile e quando questo sistema unificato si manifesta nella realtà quotidiana, lo spazio, il tempo e la gravità convivono senza violare le leggi della fisica tradizionale che viene integrata e nobilitata.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.