Alla croce romana della Chiesa cattolica e ortodossa le correnti gnostiche sovrascrivono quella ansata, il simbolo del sistema cosmologico e teologico del misticismo apocrifo.
La scuola di Valentino, sethiana e docetista fino ai movimenti minori considerano la croce latina reinterpretandola, mentre la croce tradizionale e quella cattolica focalizzano l’ attenzione sul sacrificio, sulla sofferenza della carne e sulla redenzione per mezzo del sangue del Signore Gesù.
Lo gnosticismo, al contrario, rifiuta la centralità della morte fisica stabilendo che la salvezza non giunge erga omnes dalla crocifissione di uno, ma dalla morale che costeggia la conoscenza e dalla Gnosi che la rivela.
L’ Ankh (la cui pronuncia è: ank) o croce ansata riflette perfettamente questa visione per via della sua stessa forma geometrica che deriva dal politeismo dell’ Antico Egitto.
GEOMETRIA DELL’ ANKH

Per il cattolicesimo la croce è lo strumento del martirio prodromico alla resurrezione. Per gli gnostici, soprattutto per quelli egiziani e copti dei primi secoli, l’ Ankh è da sempre il simbolo della Vita Eterna e dello Spirito.
L’ asse verticale non è un palo di tortura, ma rappresenta la discesa e la risalita della scintilla divina e dello spirito che valicano gli sbarramenti arcontali dei cieli inferiori.
L’ ansa superiore è il cerchio sull’ apice dell’ asta verticale che raffigura il Pleroma, la Pienezza, il mondo invisibile alla terza dimensione tangibile, al di sopra della creazione demiurgica, dove l’ anima spirituale ha tratto la sua origine.
La trave lignea orizzontale è il limite, la barriera piantonata dalle sentinelle del demiurgo, entità malevole che imprigionano le anime nella natura convulsa della materia.
L’ asta verticale simboleggia la via di fuga, la chiave della conoscenza che permette all’iniziato di entrare nel seno che distacca dai confini della distorsione terrena.
La CRUX E LA CROCE LATINA
Rispetto alla crux ansata dei testi apocrifi, la croce latina ortodossa e quella cattolica intersecano due linee rette che formano quattro bracci opposti. Una struttura angolare che allude al quaternario materiale, ai quattro elementi, ai quattro punti cardinali che delimitano il perimetro del Dio del Vecchio Testamento.
LA CROCE CHE UNISCE
L’ Ankh egizia e la sua lettura alessandrina, uniscono l’ ansa o utero femminile con l’elemento maschile, l’ asta ovvero il fallo che replicano la reintegrazione delle polarità cosmiche complementari, dei generi e della dualità nell’ Unità primordiale.
La croce cattolica evidenzia invece l’aspetto storico, dogmatico e cristocentrico, privo della commistione tra corpo e spirito che unifica.
LA CROCE GNOSTICA COME QUELLA EGIZIA

Nei primi secoli del cristianesimo, Alessandria era il più grande centro culturale del Mediterraneo.
Lì convivevano la millenaria tradizione del culto egizio, la filosofia greca e il nascente cristianesimo.
I primi grandi maestri gnostici come Valentino e Basilide operavano ad Alessandria per diffondere concetti spirituali complessi ad una popolazione che per molti secoli aveva venerato i faraoni.
Gli gnostici e i cristiani copti, ereditarono il simbolo dello Antico Egitto integrandolo del significato che fu aggiornato dalla crocifissione nell’ anno zero.
Lo gnostico non interpreta l’ Antico Egitto politeista nel senso di una religione pagana da invalidare, ritenendolo invece il depositario di una sapienza atavica.
L’ Ankh, che per gli egizi letteralmente significava “Vita” o “Soffio Vitale”, fu quindi valutata un’immagine azzeccata per lo gnosticismo cristiano millenni dopo.
Secoli prima di Cristo l’ Ankh esprimeva la connessione tra la vita terrena e quella ultraterrena garantita dagli dèi, preposta dal mito di Osiride e Iside.
Per lo gnostico l’ oltremondo dei faraoni divenne la vita eterna del Pleroma, il regno divino e l’ Ankh diventò l’icona del Cristo che divulga la conoscenza e sconfigge la morte.
LA CROCE DELL’INFAMIA E LA CROCE DI LUCE
Rispetto ai primi cristiani e agli gnostici che si confrontavano con la croce romana, un infame strumento di tortura, l’ Ankh si dimostrò una croce già bella e fatta, venerata da millenni, annessa al trionfo dello spirito che facilitava enormemente la transizione dal dogma alla Verità.
Nell’ accezione gnostica l’ Ankh è la Croce di Luce, è l’ amore agapico, cosmico e spirituale, in netta antitesi con il modello intimidatorio di legno misto a sangue sul Calvario.
LA CROCE DALL’ ANTICO EGITTO

Gli gnostici egiziani furono tra i primi a definirsi cristiani in terra d’Egitto, mischiandosi con le prime comunità copte.
Quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale, la Chiesa Copta d’ Egitto adottò ufficialmente l’ Ankh, rinominandola Crux Ansata.
Gli gnostici dei primi secoli furono i pionieri che idealizzarono nell’ ansa superiore dell’ Ankh l’eternità di Dio Padre, a fronte delle linee intersecate che riflettevano la catabasi e la anabasi del Figlio.
Il misticismo religioso sizigiale e l’ Antico Egitto politeista edificarono pertanto una legame interdimensionale in base al quale lo gnosticismo prese un geroglifico millenario collegato alla vita, lo epurò del suo contesto idolatra e lo utilizzò come il flusso simbolico che segna l’ ascesa dell’ anima e la salvezza mediante la conoscenza.
LA CROCE FALSA E LA CROCE VERA
Il sacrificio del corpo e il Calvario, alla luce della Gnosi, diventano l’illusione ottica delle masse soggiogate dall’ignoranza gnostica e si trasformano nella croce falsa di Didimo nel Vangelo di Tommaso.
un Eone di Luce pura, tanto meno l’Eone Cristo, non potrebbe mai essere il corpo di carne che si decompone nel tempo, soggetto alla sofferenza e alla morte, e neanche potrebbe essere ucciso da una croce romana.
Allo stesso modo, quando l’iniziato riceve lo Spirito e Tommaso ode in privato il segreto di tre parole indicibili sussurrategli da Gesù Cristo, sopravviene il valore liminale del mondo.
E’ la trascrizione dell’ apostolo dell’ apocalisse gnostica che vede Gesù crocifisso ma, contemporaneamente, vede anche un altro Gesù sopra la medesima croce che ride felice e dice:
“Colui che hai visto sulla croce, felice e sorridente, è il Gesù vivente. Ma colui nelle cui mani e nei cui piedi conficcano i chiodi è la sua parte carnale, che è solo il sostituto, ridotto a vergogna, colui che è venuto a somiglianza di lui”.
Codice VII Nag Hammadi
Author: V
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