COMMENTO (v)
Sulla falsariga della satira morale, il Baciapile é un profilo della vita parrocchiale, del rito insulso al quale i fedeli spesso si affidano.
Nella letteratura moderna Pier Paolo Pasolini, in “Scritti Corsari” del 1975, ha analizzato la figura del baciapile raffigurandola non solo come una macchietta cattolica, ma anche sotto l’aspetto politico che sfrutta la religione come strumento di conservazione del potere.
Sull’ esempio pasoliniano, il baciapile è il bigotto che non crede a Dio, ma alla parrocchia, uniformandosi alla routine della devozione e al codice di comportamento garante di privilegi e protezione che rafforzano il consenso clericale condannando tutto ciò che è vivo, nuovo e diverso.
Il baciapile riassume la decadenza morale e il culto dell’apparenza che sviliscono l’omelia in un passatempo e nell’atteso incontro che s’addormenta.
Lesto a battersi il petto davanti alla croce pure se è capovolta, il baciapile è l’ ipocrisia accesa da chi, in verità, ha legati le mani e i piedi da un finto giorno di festa.
IL BACIAPILE
Bigotto alla parrocchia si consegna,
alla chiesa ci va il giorno di festa.
Coi musi lindi e lunghi fan rassegna,
la mano sull'acquasantiera resta,
della croce sottosopra non si sdegna,
nel predicozzo la gonnella s'assesta
che il cugino davanti s'addormenta
poi fuori strozzan chi non s'accontenta.
Endecasillabi in ottava rima ABABABCC
V (20 giugno 2026)
L’ ironia con la quale altri scrittori celebri come Giovanni Verga, Alessandro Manzoni ed Emilio Gadda hanno descritto l’osservanza falsa e amorale, é il vanto della letteratura italiana che denuncia l’ostentazione dei riti e la meschinità dei comportamenti reali nei sistemi corrotti.
Fonti letterarie:
Pier Paolo Pasolini – Scritti Corsari (1975)
Il bigotto italiano non crede in Dio, crede nella stabilità della parrocchia. La sua è una devozione formale, un codice di comportamento ipocrita che serve a difendere i propri privilegi e a condannare tutto ciò che è vivo, nuovo o diverso.
Carlo Emilio Gadda – La cognizione del dolore (1963)
…le baciapile e le pinzochere del vicinato, sgranatrici di rosari a cottimo, che entravano in tempio col pretesto dell’anima e ne uscivano cariche di veleno e di sentenze sui fatti altrui, misurando la grazia divina a palmi di candela.
Giovanni Verga – Mastro don Gesualdo (1889)
Tutti in fila, coi loro visi untuosi di devozione e i breviari tra le mani nodose, pronti a battersi il petto in chiesa davanti alla folla, e un momento dopo a strozzare il povero diavolo per un soldo di usura.
Alessandro Manzoni – I Promessi Sposi (1842)
Con Donna Prassede, il fare il bene era un mestiere, una professione, un dovere sociale… Essa pensava che il suo prossimo fosse una materia da plasmare a suo modo; e la sua massima fondamentale era che la virtù consiste nel fare ciò che lei riteneva giusto.
NOTA ETIMOLOGICA:
Baciapile: bacia e pile (Baciare le pile). E’ riferito alle acquasantiere, le vasche di marmo all’ingresso delle chiese che contengono l’acqua santa, storicamente chiamate anche pile.
Il termine nasce dall’atteggiamento di chi, entrando in chiesa, si inchina così tanto verso l’acquasantiera per fare il segno della croce da sembrare quasi che la stia baciando. La parola ha assunto nel corso del tempo una connotazione fortemente dispregiativa e ironica per descrivere il bigotto.
Author : V






