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Medieval stone tower lit at dusk on lakeshore with mountains in background

Il Cubo nella Torre di Jung

12 minuti

Nel 1922, dopo la morte della madre e a pochi anni dalla rottura con Sigmund Freud che lo aveva fatto precipitare in una crisi profonda, Gustav Jung decise di acquistare un terreno a Bollingen sulla riva del bacino Obersee del Lago di Zurigo.

Sulla riviera lacustre, lo psichiatra svizzero ideò la costruzione della Torre iniziata nel 1923 che sviluppò seguendo i ritmi della maturazione psichica, assegnando forma ai pensieri e all’introspezione.

Per lo psicologo la Torre simboleggiava il grembo materno, il luogo primordiale di rinascita in cui gli spazi progettati dentro un castello in miniatura non aggiungevano soltanto dinamismo architettonico, ma rispondevano alle esigenze di isolamento e studio.

Torre di Bollingen sul lago di Zurigo

Il fabbricato era volutamente privo di elettricità, telefono, acqua e corrente. Jung spaccava la legna, attingeva l’acqua dal pozzo e cucinava sui ceppi. Il ritorno alla cose semplici gli permetteva di vivere

in molti secoli contemporaneamente”,

liberandosi dalle distrazioni della modernità.

Nel 1950, in occasione del 75° compleanno, lo psichiatra posizionò un grande cubo di pietra sulla riva del lago, a ovest della Torre.

La pietra cubica era lo scarto di un errore che derivava dalle misure sbagliate di un masso rispetto alla planimetria della costruzione che spinse i costruttori sul punto di disfarsene.

Jung al contrario colse l’occasione e disse:

Questa è la mia pietra, devo averla !

e iniziò a scolpirla nella forma di un cubo a colpi di scalpello.

Il medico svizzero incise tre facciate del solido con simboli astrologici, alchemici e citazioni criptiche in latino e greco antico, trasformando il cubo in una scultura che celebrava la psiche umana.

Sulla prima facciata scolpì in latino:

Hic lapis exilis extat, pretio quoque vilis, spernitur a stultis, amatur plus ab edoctis.”

Qui sta la pietra umile, di poco valore nel prezzo ! Quanto più è disprezzata dagli stolti, tanto più è amata dai sapienti.

Sulla seconda facciata disegnò il Telesforo,

un piccolo uomo incappucciato con una lanterna in mano, una divinità greca minore legata ad Asclepio che simboleggia la guida spirituale nei luoghi oscuri del mondo e il traghettatore nel regno dei sogni.

Attorno alla figura del Telesforo scrisse la massima del filosofo Eraclito:

Il Tempo è un bambino che gioca, che scambia le pedine; il regno è di un bambino.”

Sulla terza facciata impresse una poesia,

una dichiarazione poetica che intreccia la natura paradossale del Mercurio alchemico e del Sé psicologico:

Sono un orfano, solo; eppure mi si trova ovunque. Sono uno, ma opposto a me stesso. Sono giovane e vecchio allo stesso tempo. Non ho conosciuto né padre né madre, perché ho dovuto essere tratto dal profondo come un pesce, o sono caduto come una pietra bianca dal cielo. Vago per boschi e montagne, ma sono nascosto nell’anima più profonda dell’uomo. Sono mortale per ciascuno, eppure non sono toccato dal mutare delle epoche.

Una facciata è rimasta incompiuta. Lo psicologo lasciò intenzionalmente la quarta facciata del cubo grezza e non scolpita, sebbene affermò più tardi che avrebbe voluto incidervi “Le cri de Merlin”, (il grido di Merlino) e il mistero indecifrabile della natura e dell’inconscio.

Carl Gustav Jung ha lasciato testimonianze uniche che riportano dei veri e propri corpo a corpo con il suo inconscio.

Il culmine di queste esperienze ha dato origine al Libro Rosso, con il quale ha documentato la relazione tra conscio e inconscio che andava sviluppandosi nella sua psiche.

Il Libro Rosso è il diario in cui Jung ha registrato le visioni e i suoi dialoghi con gli archetipi nel silenzio mistico di Bollingen. In queste pagine lo psichiatra non scrive semplici aforismi, ma i discorsi con l’inconscio sulle rive del lago svizzero.

Carl Gustave Jung nel 1955

L’ opera é un auto-dialogo che emerge dal confronto con Filemone, l’archetipo del Vecchio Saggio che Jung descrive con ali di martin pescatore e corna di toro.

A Bollingen, lo psichiatra passeggiava nel giardino parlando ad alta voce con Filemone, considerandolo una mente indipendente e altro da sé.

Scrive nel dettaglio sul Libro Rosso:

Filemone rappresentava una forza che non ero io. Nei miei dialoghi con lui pronunciavo cose che io non avrei mai pensato.

Jung appuntò nel diario intense e accorate discussioni anche con un’altra personalità inconscia: l’ Anima.

E’ la componente femminile che parla al medico svizzero attraverso la voce interiore e forme verbali che vibrano all’interno di lui senza passare per l’udito, criticandolo spesso per l’approccio troppo intellettuale con sé stesso.

Lo psichiatra, da sempre attratto dall’ ideale spirituale che trasferì a Bollingen, evocò nel libro inedito fino al 2002, il simbolismo di Abraxas, l’archetipo della divinità che unisce il bene e il male, la luce e l’oscurità, e scrive:

L’uomo è una porta attraverso la quale voi passate dal mondo esterno degli dèi, dei demoni e delle anime, nel mondo interno; dal mondo grande al mondo piccolo.”

Gustav Jung ha lasciato parte di sé impressa persino sulle pareti della Torre. Sopra la porta della sua stanza privata dove non faceva entrare nessuno,

nemmeno la moglie, riscrisse la frase dell’oracolo di Delfi che aveva rimarcato sulla sua casa di Küsnacht:

Vocatus atque non vocatus, Deus aderit.

Chiamato o non chiamato, Dio sarà presente.

L’ ipotesi che lo scienziato della psiche, che ha esteso i fondamenti e i principi della psichiatria di Freud e del XX secolo, abbia celebrato la Camera Nuziale delle anime con l’ inconscio femminile è quantomeno attendibile, anche perché le nozze sacre sono il nucleo centrale del simbolismo di Bollingen e del Libro Rosso.

Nell’opera, Filemone e l’ Anima non sono due forze contrapposte, ma complementari. Nel ritiro spirituale Jung scrive che l’inconscio non è una massa informe, ma una struttura popolata da figure autonome dotate di una propria personalità.

L’ Anima è la parte femminile della psiche del medico che andava ricomponendosi. E’ la personificazione del femminino inconscio collegata al sentimento, all’intuizione e al sacro.

E’ la voce dell’ Anima che assale i pensieri e dice:

Quello che stai facendo è arte, non è scienza”.

Jung nel testo respinge questa affermazione, sostenendo con l’ Anima serrati diverbi per difendere il valore scientifico delle sue scoperte. L’ Anima tuttavia lo costringe a scendere dal piedistallo dell’intelletto per sincronizzarsi sulle emozioni pure.

Filemone d’altra lato simboleggia nel Libro Rosso il Vecchio Saggio, l’ archetipo dello spirito, della conoscenza transpersonale e dell’ oggettività psichica.

L’ Anima risulta emotiva, mutevole, a volte ingannevole e persino seduttrice. Filemone riflette la saggezza millenaria, ferma e razionale che insegna a Jung che i pensieri e le immagini involontarie che vagano nella testa non sono prodotti dalla nostra volontà, ma:

compaiono nella mente come gli animali in una foresta”.

Quando l’ Anima media verso il mondo dei sentimenti e delle passioni, Filemone guida nel mondo dei significati superiori e delle verità oggettive.

L’ architettura delle quattro torri di Bollingen e le annotazioni nel Libro Rosso esprimono l’ideale e la liturgia del quinto sacramento, fulcro dell’ evangelizzazione gnostica dell’apostolo Filippo.

La nozione apocrifa di nozze sacre deriva dal latino Coniunctio e dal greco antico ἱερὸς γάμος (prununcia: Hieròs Gàmos), il matrimonio consacrato.

E’ l’unione degli opposti, maschile e femminile, conscio e inconscio, spirito e corpo che partorisce la totalità psichica, il Sé.

Nel 1931, durante uno degli ampliamento della Torre, Jung fece costruire una stanza privata e isolata dal resto dei vani, accessibile soltanto a lui, che rese un luogo adatto alla concentrazione mistica.

In quella stanza Jung officiava la Camera Nuziale con l’Anima. Lì non era ammesso nessuno, nemmeno la moglie Emma, in osservanza della liturgia gnostica che stabilisce pubblica soltanto la Camera Nuziale escatologica alla fine dei tempi.

All’interno delle pareti che delimitano lo spazio inviolabile dell’unione religiosa, Jung custodiva le chiavi del suo inconscio, i suoi diari, i suoi dipinti e si consegnava al fluido sottile della sposa, all’Eros sacro che suscitava in Lui la sua Anima invitandolo ad essere meno intellettuale e più disponibile nei riguardi dell’avventura mistica e dei misteri.

Nel Libro Rosso, l’unione con l’Anima non è raccontata come un idillio romantico, ma nei modi di un processo drammatico. Il femminino sacro psichico costringe Jung a spogliarsi del suo orgoglio di scienziato e professore stimato.

Toni Wolff nel 1911 a 23 anni. Con grande sofferenza e fatica la moglie Emma ne accettò la presenza accanto al marito.

L’ ex allievo del padre della psicoanalisi scopre che la moglie Emma è la sua compagna nel mondo materiale cosciente, mentre l ‘Anima è la sposa nel regno delle ombre inconsce che diede vita a dinamiche relazionali notoriamente difficili, così come la tollerata presenza di Toni Wolff,

prima ex paziente di Jung, poi sua collaboratrice e amante che incarnava l’aspetto intellettuale e mistico dell’Anima, contrariamente a Emma che personificava quello pratico e materno.

Nel 1953, quando Toni Wolff morì, al funerale andò solo Emma, perché Gustav non ne ebbe la forza.

Il dinamismo che si articola tra Emma, la moglie legale di Jung, Toni e l’ Anima archetipica con la quale Jung celebrava la Camera Nuziale, si rivelerà dunque uno dei nodi più intricati e affascinanti della biografia junghiana, trascritti nelle drammatiche visioni notturne annotate sul Libro Rosso.

In un celebre passo, l’ Anima avverte Jung di non analizzare tutto con la sola ragione:

Sei tu che chiami te stesso pensatore, ma in verità sei un prigioniero del tuo stesso intelletto.

Accettando di celebrare il matrimonio mistico, a Bollingen lo psicologo capisce di non dover considerare l’inconscio come un oggetto da studiare in laboratorio, ma di viverlo come un partner con cui coesistere.

È attraverso questa unione nuziale con l’invisibile femminino che Jung riesce a trovare la serenità interiore per completare le forme architettoniche delle quattro torri sulla riviera del lago di Zurigo in età avanzata.

Le visite dell’ Anima a Bollingen avvengono in una cupa visione notturna. E’ il misticismo solenne che dapprincipio è spaventoso, durante il quale il femminino sacro si destreggia nelle fattezze di Salomè e una figura regale, legata alla terra e ai serpenti.

In una di queste prime intense notti, Jung da sfogo all’ immaginazione attiva, si ritrova in un paesaggio roccioso e oscuro, incontra un vecchio saggio e una bellissima Salomé, giovane e cieca.

Gustave Moreau (Apparizione 1875) – Salomé seminuda, ricoperta da veli trasparenti e gioielli. Con il braccio sinistro teso punta il dito verso la testa di Giovanni Battista con un gesto misto di terrore, sfida e attrazione. E’ l’archetipo mistico della femme fatale.

Accanto a loro c’è un enorme serpente nero. Jung è inorridito perché associa Salomè al male che richiama la decapitazione di Giovanni Battista, ma l’Anima lo informa dicendogli:

Io sono tua sorella, sono Salomè, sono la tua Anima.

Il matrimonio esordisce quindi con un atto di sottomissione intellettuale, e Jung accetta che la sua parte più profonda, l’Anima, non rappresenti la logica pura, ma il desiderio, il piacere e la cecità emotiva.

Jung adorando la divinità psichica ha l’opportunità di guarire Salomé dalla cecità, in quanto é parte di sé stesso. In una notte successiva, l’Anima conduce Jung in una profonda caverna sotterranea.

Qui trova un altare e un grande cristallo rosso in cui raggiunge il culmine mistico.

Il serpente nero si avvolge attorno al corpo di Jung, stringendolo fino a fargli mancare il respiro. Jung non combatte, ma si abbandona all’abbraccio del rettile simbolo dell’inconscio primordiale. Mentre il serpente lo stringe, il viso di Jung si trasforma nel volto di Cristo e della divinità induista Mithra.

Dopo che Salomè ha riacquistato la vista grazie all’unione mistica, la donna si inginocchia davanti a Jung e gli rende grazie. Sono le nozze sacre e un processo di morte e rinascita, in cui l’intelletto e la razionalità esasperata cedono per permettere alla totalità divina e archetipica, al vero sé, di rinascere attraverso l’abbraccio con l’Anima.

Quest’ultima, assumendo nel seguito del diario una forma diversa e presentandosi in altre notti non più come Salomè ma come una figura regale vestita di bianco, viene subito interrogata da Jung con il metodo da scienziato per catalogarla, ma l’ Anima lo gela con parole celebri che risuonano all’infinito nel silenzio di Bollingen:

Tu parli come un uomo che ha studiato molto, ma non hai ancora imparato a vivere il mistero. Vuoi stringermi nelle tue formule ? Io sono la vita che non si lascia calcolare. Smetti di pensare e impara a sentire.

Fu questo il momento in cui Jung cambiò radicalmente e comprese che la Camera Nuziale richiede il silenzio della mente logica per far parlare il linguaggio dei simboli, della pietra e dell’arte.

La figlia Gret raccontò la morte del padre in un intervista per i media dicendo:

Tomba della famiglia Jung a Küsnacht, dove riposano i resti di Carl Gustav Jung e della moglie Emma.

È rimasto immobile per 24 ore prima di morire e non rispondeva più a nessuna sollecitazione… era molto lontano ormai. I suoi ultimi respiri erano così meravigliosi e liberi che non c’era spazio nel mio cuore per la tristezza. Un quarto d’ora dopo la sua morte, con un boato spaventoso, un fulmine a ciel sereno ha lacerato per tutta la sua lunghezza uno dei pioppi del giardino“.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.