Premessa
Secondo il Vangelo di Luca, il Signore era solito mangiare con persone di diverse estrazioni sociali e con i farisei che lo invitavano per interesse intellettuale o per metterlo alla prova.
I banchetti non si svolgevano su sedie, ma sul triclinio romano-giudaico dove, per consuetudine dell’epoca, i commensali mangiavano sdraiati su lettini, appoggiati sul gomito, con i piedi scalzi rivolti all’indietro.
la peccatrice lucana si intrufola nella sala
Questa postura ha consentito alla penitente lucana di avvicinare Gesù e di raccogliersi dietro di Lui: “stando dietro,

Incontro con Gesù di Marta e Maddalena – Jan Vermeer XVII sec.
si rannicchiò piangendo ai piedi di lui” (luca 7,38), senza interrompere il pranzo ufficiale e le conversazioni che si succedevano nel banchetto di Simone.
Nelle case del Medio Oriente i pranzi che richiamavano l’attenzione pubblica non erano convivi a porte chiuse. I cortili e le sale restavano aperti. Chiunque poteva entrare e assistere ai dialoghi dei sapienti oppure attendere nelle stanze arredate per mettere insieme gli avanzi.
Secondo Luca, la peccatrice sfrutta questa consuetudine; sa che il Signore è tra gli invitati ed entra inosservante della reputazione che le veniva affibbiata dalla Galilea di Cafarnao, a settentrione del calice che delimita Israele.
Lo scandalo e gli invitati
La donna, conosciuta come una peccatrice, viola la formalità

del pranzo farisaico e, incurante delle sbirciate maligne degli ospiti, versa le sue lacrime sui piedi del Figlio dell’Uomo, li asciuga con i capelli e li unge con il prezioso Nardo che portava con sé dentro un vaso di alabastro. Il disprezzo si esacerba nella condanna e si abbatte, inesorabile e strisciante, sulla donna, sul suo passato e sull’ immagine del Signore colpevole agli
occhi dei presenti di lasciarsi toccare da una prostituta.
LA REGOLA FARISAICA
Nei primi secoli, le donne in pubblico dovevano tenere i capelli raccolti e coperti. Marchiata come Cortigiana, sciogliendosi la chioma davanti a tutti, e soprattutto in un banchetto di soli uomini, si spogliava, per la mentalità dell’epoca, di ogni convenzione sociale. Con quell’ unzione sacra rovesciava il profumo sui piedi del Signore attraverso atteggiamenti ritenuti sfacciati e indecenti.
L’ ARRINGA cristica DEI DUE DEBITORI
L’ atmosfera diventa a quel punto pesante e Gesù da buon oratore media la situazione e cita la parabola dei due debitori, nella quale uno deve 500 denari e l’altro 50 mentre il creditore condona il debito a entrambi. Gesù domanda poi a Simone, che lo aveva invitato, chi secondo lui ama di più il suo creditore.
il fariseo risponde in modo corretto che colui che aveva il debito maggiore amerà di più il suo creditore, ma allo stesso tempo esatta subentra la perorazione messianica con il versetto 7, 47:
Luca 7,47 NT cei
“Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.
i due PERCHé e la peccatrice facoltosa
Nel testo della versione greca lucana la congiunzione che traduce “perché” è ὅτι (hoti) e può avere valore causale o anche consecutivo.
Se l’ amore della donna è la causa del perdono, la peccatrice ha amato il Signore e per questo Dio l’ha perdonata.
Se invece, come la gran parte dei commentatori ritiene, l’ amore è la conseguenza che riflette il valore consecutivo della congiunzione greca ὅτι, l’ amore della donna è la conferma e la dimostrazione di un perdono già avvenuto
7,47 NT greco
οὗ χάριν, λέγω σοι, ἀφέωνται αἱ ἁμαρτίαι αὐτῆς αἱ πολλαί, ὅτι ἠγάπησεν πολύ· ᾧ δὲ ὀλίγον ἀφίεται, ὀλίγον ἀγαπᾷ.
e il senso del periodo si trasforma in : la “Ricca peccatrice” è stata perdonata, di conseguenza ha amato molto il Signore, ovvero “é stata perdonata cosicché ha amato molto il Signore”.
La disponibilità finanziaria per l’acquisto di un costosissimo profumo d’importazione mediorientale potrebbe dimostrare l’appartenenza della penitente a una classe sociale molto benestante; una figura, tuttavia, afflitta da demoni che la

The Damsel of the Sanct Grael
Dante Gabriel Rossetti 1874
soffocavano nella emarginazione e in una rabbia da ribellione pubblica, sfogata in comportamenti libertini e intemperanti prima che il Signore ne assopisse lo smarrimento, risvegliando la sua scintilla sofianica.”
L’esegesi è concorde sull’interpretazione consecutiva del periodo di Luca 7,47 e la parabola dei due debitori lo dimostra, poiché il dovuto dei morosi non viene condonato in quanto i debitori hanno amato il creditore, ma i morosi cominciano ad amare il creditore a seguito del condono.
Per questo, il senso più accreditato che è assegnato al 7,47 lucano é : “I suoi molti peccati sono perdonati, e la prova ne è che ha molto amato il Signore“.
La peccatrice non guadagna il perdono del Signore con l’amore, la peccatrice celebra l’ amore e lo fa di fronte a tutti, fiera e senza alcun impedimento interiore perché è stata perdonata.
Simone non è meno peccatore della donna, semplicemente non si rende conto del proprio debito verso Dio perché si sente a posto.
L’ AMORE PUBBLICO
Le tenerezze e il rito che la donna compie nella sala ufficiale con le lacrime, i capelli adoperati come un asciugamano, i baci e l’ olio profumato, non servono ad avere il perdono, ma esprimono l’ ardore dirompente che predomina sugli sguardi lividi dei convitati e sfocia nella franca gratitudine per la Grazia ricevuta e la vita restituita.
CONCLUSIONI
Luca 7,47, non è l’ amore scambiato per comprare l’indulgenza, ma l’ amore che fiorisce sul perdono.
La donna non unge con il nardo pregiatissimo i piedi di colui che probabilmente è già il suo compagno per convincerlo a perdonarla, ma lo fa per una riconoscenza che le permette di rendere grazie al Signore, per essersi sentita accolta e salvata dalla gabbia dei pregiudizi e dell’ignoranza.
Il capitolo 7 lucano chiosa infatti con : «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace» , in cui è la volontà della donna che si affida e fa spazio al perdono inaspettato, agapico e senza contropartita che consente alla salvezza di germogliare.
Author: V
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