Lode di invocazione al passaggio

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Con un quadro vorrei poter esprimere qualcosa di commovente come una musica. Vorrei dipingere uomini e donne con un non so che di eterno…

Ha conoscenze enormi e una concezione assai chiara del mondo…”

Il testo esprime una profonda lode al Creatore della Creazione, invocando la Luce sacra e la connessione con l’ angelo celeste mediante il potere dello Spirito Santo.

L’ autore chiede di trascendere i confini terreni perché il legame diretto con il Divino offre la Grazia gnostica di trasformare la vita e la morte in passaggio.

Dal testo emerge la necessità di riconoscere la compagna celeste per gioire della magnificenza dei Cieli divini.

La lode di invocazione esprime la richiesta di soccorso e di liberazione dalle forze di opposizione arcontali che negano con l’inganno la pace eterna nei cieli inferiori, sottolineando l’imprescindibilità della conoscenza e del coraggio per usufruire della comprensione di Dio e dei suoi doni.

Campo di grano con volo di corvi (Vincent van Gogh 1890). Nell’opera la vitalità della natura che sta per essere soffocata dall’ oppressione che aleggia nel cielo macchiato dai corvi.
Io che nella vera carne incedo verso i Regni del Vero Dio, invoco Te Creatore della Creazione. Tu che per mezzo dello Spirito Santo hai risvegliato la mia anima, concedimi ciò a cui ogni scintilla divina volge lo sguardo.
Padre mio, che per mezzo dell' Angelo hai informato la mia anima, provvedi affinché il vero me attraversi il velo che attenua la Luce sul tempo e giunga là dove nulla ha un inizio e una fine.
Donami di superare le frontiere dei governati del vuoto e di passare oltre il settimo Cielo perché abbia fine il mio sgomento. Padre mio, concedimi la luce del sole che non trascina le ombre, permettimi di riconoscere la mia compagna celeste e di mirare con Lei il Tuo splendore e le Tue meraviglie.
Sul ciglio dei Cieli superiori, nel passaggio in vita e dopo la morte, rendo grazie a Dio e al Nome Ineffabile che ha mostrato paterna pazienza, consiglio e fermezza,  forza e amore.
Amen

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.