Parafrasi sperimentale
La Notte Oscura di Giovanni della Croce narra il viaggio trans-corporale al femminile verso l’unione con lo Spirito. Il percorso avviene in una notte costellata da avversità e ostacoli che l’ anima incrocia facendone la sua croce per

fuggire e raggiungere la luce dell’ unione divina, dove smette di essere padrona di sé stessa per diventare sacro strumento della Perfetta Unità.
E’ la raffigurazione in versi del protocollo mistico della morte dell’ ego materiale, secondo il quale muore la donna ctonia che rinasce spiritualizzata e oltrepassa i cieli arcontali.
La lirica del XVI secolo rappresenta in otto strofe la fugacità femminile che si disidentifica dalla sua geolocalizzazione, “la…..casa al sonno abbandonata” quando, ricevuta la Grazia del cambio di stato e di frequenza ontologica, della trasmutazione alchemica e dell’ amore Sacro, nell’ istante quantistico che non è tempo e neppure eternità ma semplicemente passaggio, salta da dove è celeste inabitata per essere abitante dei Cieli più Alti.
notte oscura
In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata !
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.
Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata !
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.
Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.
E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.
Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente !
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’ amata,
amata nell’Amato trasformata !
Sul mio petto fiorito,
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.
La brezza d’alte cime,
allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.
Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’ Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.
Giovanni della Croce XVI sec.
CONCLUSIONI
Nel poema del cofondatore dell’ ordine cattolico dei Carmelitani Scalzi, irrompe nella storia l’Eterno che, attraverso il sincretismo emozionale, l’ amor fati, l’ ansietà e la fortuna, veicola l’ Eros consacrato nella brezza del trionfo di un amore secretato.
Nell’ oscurità e senza alcun faro di luce, la donna “fortunata” esce di nascosto dalla sua dimora abituale guidata soltanto da tutto ciò che è già prestabilito e, affidandosi al desiderio
che non desidera, né esige, al quale neppure aspira, ma si consegna e brucia il suo cuore, nel buio pesto di un notturno misterico riconosce l’ amato sceso per lei.
La notte è la cornice e il talamo di un legame di significato, essenza dei due amanti e degli amati dallo Spirito che, uniti in un abbraccio ascensionale, trascendono la carne e i sensi, nobilitandoli.
L’ incanto è surreale e squarcia l’oscurità invisibile divenuta visibile, l’intuizione si somma ai cinque sensi ed erompono dalla natura femminile che l’ altra metà celeste incorpora facendo accantonare ogni pensiero.
Author: V
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