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Diario Spirituale

La Notte Oscura dell’ Anima dal Buio Rivestita

3 minuti

La Notte Oscura di Giovanni della Croce narra il viaggio trans-corporale al femminile verso l’unione con lo Spirito. Il percorso avviene in una notte costellata da avversità e ostacoli che l’ anima incrocia facendone la sua croce per

Giovanni Della Croce, sacerdote cattolico, dottore della Chiesa, cofondatore dei Carmelitani Scalzi e mistico, in un dipinto anonimo del XVII secolo.

fuggire e raggiungere la luce dell’ unione divina, dove smette di essere padrona di sé stessa per diventare sacro strumento della Perfetta Unità.

E’ la raffigurazione in versi del protocollo mistico della morte dell’ ego materiale, secondo il quale muore la donna ctonia che rinasce spiritualizzata e oltrepassa i cieli arcontali.

La lirica del XVI secolo rappresenta in otto strofe la fugacità femminile che si disidentifica dalla sua geolocalizzazione, “la…..casa al sonno abbandonata” quando, ricevuta la Grazia del cambio di stato e di frequenza ontologica, della trasmutazione alchemica e dell’ amore Sacro, nell’ istante quantistico che non è tempo e neppure eternità ma semplicemente passaggio, salta da dove è celeste inabitata per essere abitante dei Cieli più Alti.  

notte oscura

In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata !
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata !
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mi ardea.

E questa mi guidava,
più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

Notte che mi guidasti,
oh, notte più dell’alba compiacente !
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’ amata,
amata nell’Amato trasformata !

Sul mio petto fiorito,
che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.

La brezza d’alte cime,
allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.

Là giacqui, mi dimenticai,
il volto sull’ Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.

Nel poema del cofondatore dell’ ordine cattolico dei Carmelitani Scalzi, irrompe nella storia l’Eterno che, attraverso il sincretismo emozionale, l’ amor fati, l’ ansietà e la fortuna, veicola l’ Eros consacrato nella brezza del trionfo di un amore secretato.

Nell’ oscurità e senza alcun faro di luce, la donna “fortunata” esce di nascosto dalla sua dimora abituale guidata soltanto da tutto ciò che è già prestabilito e, affidandosi al desiderio

che non desidera, né esige, al quale neppure aspira, ma si consegna e brucia il suo cuore, nel buio pesto di un notturno misterico riconosce l’ amato sceso per lei.

La notte è la cornice e il talamo di un legame di significato, essenza dei due amanti e degli amati dallo Spirito che, uniti in un abbraccio ascensionale, trascendono la carne e i sensi, nobilitandoli.

L’ incanto è surreale e squarcia l’oscurità invisibile divenuta visibile, l’intuizione si somma ai cinque sensi ed erompono dalla natura femminile che l’ altra metà celeste incorpora facendo accantonare ogni pensiero.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.

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