La vita che non è vessata neppure dalla morte è un’ambizione e un desiderio comune. Perlopiù questa vita è guardata con fiducia ma, non riuscendo a protendersi verso di essa, tutto ciò che è possibile sperimentare non è quanto in realtà si desidera.
La fiducia che spinge a ricercare talvolta è causa di inedia, come pure di slanci positivi verso il mondo autentico che contiene quella vita.
LA PAURA DEL NUOVO E LA MISCREDENZA
Quando il nuovo si combina con la miscredenza che quasi sempre deriva da un latente agnosticismo, cioè dalla mancanza di conoscenza, la vita vera è intesa quella conosciuta, alla quale si rimane legati per paura di perderla.

Tuttavia, questa tensione al qui e ora, nella maggioranza dei casi si dimostra uno spreco di energia e non una reale realizzazione, cosicché mentre per un verso si desidera la vita, per un altro la si teme o la si ignora.
Che la vita sognata sia il momento di completo realizzo e appagamento che fa a meno del tempo
trova sostegno nell’ accezione del termine Fede della trascrizione cristiana ortodossa e del Nuovo Testamento.
COS’E’ LA FEDE SECONDO Tommaso d’Acquino
Benedetto XVI sulla nozione di Fede citava Tommaso d’Aquino che spiega:
La Fede è un « habitus », cioè una costante disposizione dell’ animo, grazie a cui la vita eterna prende inizio in noi e la ragione è portata a consentire a ciò che essa non vede.
Nelle teofanie, proprio perché Dio è già presente, ciò che sarà si trasforma in certezza. Ciò che sarà non è ancora visibile nel mondo tridimensionale perché non appare, ma a causa del fatto che, come realtà iniziale e dinamica diventa eccezionalmente vissuta, dalla totalità degli aspetti fisici ed emozionali ricevuti emerge hic et nunc una qualche anticipazione di essa.
LOGICA DELLA FEDE NEL VANGELO
Nei contesti teofanici la manifestazione divina diventa ipostasi della Fede, ovvero il fondamento del Credo, sintesi ed extrema ratio della lettera agli Ebrei di San Paolo:
Ebrei 11, 1 CEI 2008:
La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede
Ebrei 11, 1 Nova Vulgata:
Est autem fides sperandorum substantia, rerum argumentum non apparentium
Se la Fede di San Paolo viene traslata nel quinto sacramento gnostico, la devozione non è soltanto il protendersi verso le cose che saranno di Tommaso D’ Aquino, in quanto il misticismo gnostico concede qualcosa di più, concede nel presente un’ anteprima e un modello della realtà che si spera.
La Presenza liturgica e sacerdotale fornisce infatti la prova della vita che ora non c’é. Di fatto, la Camera Nuziale delle anime e quella escatologica coinvolge nel presente il futuro, che smette di essere un semplice “avverrà”.
Poiché anche l’ avvenire della tradizione cristiana interagisce con il mondo e cambia il presente secondo Joseph Ratzinger, la teofania apocrifa diventa la manifestazione della realtà futura che tocca il presente, cosicché le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future.
la Dea nuziale di Dio
I testi gnostici alludono in modo più o meno esplicito alla figura della Dea spirituale, alla Madre che salva le anime e alla Sposa che redime.
In merito, l’ipostasi esperienziale 2025/26 trae dagli ossimori della Letteratura copta che risalgono ai Codici Nag Hammadi del 1945, dei riferimenti teologici sulla natura della Divinità al femminile.

Che l’identificazione collimi con quella territoriale di Iside o spirituale di Sophia, entrambe dimostrano l’insussistenza etica del dualismo e del giudizio terreno, essendo onorate e disprezzate, madri e vergini, forti e fragili, sagge e ignoranti, dolci e crudeli, sante e prostitute; connotati che riflettono le ombre e le contraddizioni della condizione umana redenta e soccorsa dalla Gnosi.
E’ il femminino sacro che soffre nell’oscurità e nel disprezzo a fronte di un immenso potere generativo. E’ Dio che contemporaneamente è tutto e il contrario di tutto, ma esprime in forme didascaliche e significati differenti la Sua Sapienza.
E’ lo spazio della Dea spirituale amata e odiata, accettata e rifiutata. E’ l’ Assoluto che ricomprende in sé l’intera esistenza prima che venisse frammentata dalla Creazione, prima che l’universo conosciuto e il male del mondo fossero una conseguenza.
Perché Io sono quella che da sola esiste, ed Io non ho alcuno che mi giudicherà. Perché sono molti i gradevoli aspetti che esistono in numerosi peccati e smoderatezze e passioni scandalose e piaceri momentanei che (gli uomini) assaporano finché non diventano equilibrati e salgono al loro luogo di riposo. E loro mi troveranno lì ed essi vivranno ed essi non moriranno di nuovo. (Da: Tuono, Mente Perfetta, Nag Hammadi Codex VI, 2, 1945)
l’ apocalisse della Dea spirituale gnostica non è una eliminazione rancorosa delle creature incompiute e per questo malvagie, ma la ricomposizione al completo della Pienezza amorevole del Pleroma dopo l’estrazione dell’ultima scintilla. E’ il Cielo più Alto impreziosito dall’esperienza umana affinché non siano ripetuti il dolore, la frustrazione, il fallimento e la privatio boni che, a prescindere dal mito e dalla separazione di genere, si rivelano prodotti acausali

Ary Scheffer 1795 – 1858
di scarto. Alla luce di tale visione, la Dea spirituale è parte integrante del Dio benevolo di sant’ Agostino, secondo il quale il male si manifesta per ignoranza, ma Dio, essendo onnisciente ed essenzialmente Amore, si adopera per recuperare tutto ciò che di buono è stato disperso all’ alba dei tempi dalla dinamica creazionista.
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