Il tempo mistico della madeleine

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Nei sette volumi di “Alla Ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust l’esplorazione interiore è un percorso di formazione, la materia diviene secondaria, l’arte preserva l’essenza del vissuto e recupera il passato altrimenti perduto.

Il tempo mistico della madeleine è il tempo dilatato dalla ricerca formativa che riunisce passato e presente fino a spezzarsi nella realtà che fa a meno del tempo.

Se il tempo non è soltanto una certificazione statica, ma una rivelazione metafisica che estende la successione inesorabile degli eventi dalle sensazioni alla coscienza individuale, il pluralismo confessionale lo demolisce con la letteratura sacra che non restituisce una dimensione storica ma una consapevolezza spirituale che valica la cronologia dei momenti.

L’ indagine sulla condizione umana confluisce nello spettro della perdizione biblica, in un percorso di libera educazione che culmina con la riscoperta del vero Io. Al passare del tempo che invecchia e personifica le trasmutazioni si capisce che l’erudizione custodisce il significato dell’esistenza e riacquista quel tempo che altrimenti, proprio come spiega Proust, sarebbe irrimediabilmente perduto.

Ciò che si presenta di fronte è la battaglia corazzata dalla memoria involontaria che non è basata sulla logica, su documenti o reminiscenze, ma sull’attesa di sensazioni che evocano l’accaduto. La memoria non si riduce ad un esercizio mentale, ma diviene un’esperienza intima delle emozioni che il passato riconsegna al presente.

La memoria involontaria di Proust risveglia l’identità assorbita dalla madeleine e impone la vita sulla morte.

E’ attivata casualmente da percezioni extrasensoriali, dal sapore della madeleine immersa nel tè che fa riaffiorare ricordi vividi, come la memoria mistica é inizializzata dalla Conoscenza iniziatica, dall’arte, dal simbolismo e dai sacramenti che legano la suggestione alla Verità.

Il ricordo ri-crea e conduce alla Felicità, l’erotismo eretico dei Padri della Chiesa si trasmuta in una sensualità sacra e rituale, nel modo in cui il piacere intenso di un dolce con un sorso di tè invade i sensi e libera dallo sgomento.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.