Non sarà natale

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La data di nascita di Gesù Cristo non è indicata nei Vangeli e non é menzionata da documenti storici. Tuttavia, per tradizione e secondo la Chiesa cattolica il 25 dicembre è nato Cristo Signore.

In realtà, il 25 del mese di dicembre è stato scelto per “cristianizzare” e combinare le festività pagane, come il Natalis Solis Invicti che celebra la Nascita del Sole Invitto, con il solstizio d’inverno.

Ad est, le Chiese ortodosse celebrano la Natività il 6 o 7 gennaio a seconda degli usi locali. Gli storici e l’analisi astronomica moderna collocano invece la Natività tra il 7 e il 6 a.C. per un errore di calcolo di Dionigi il Piccolo e della disposizione planetaria che lega la “Stella Cometa di Betlemme” alla eccezionale congiunzione astrale tra Giove e Saturno avvenuta proprio il 7 a.C.

Il tema sulla data della Natività invita dunque ad approfondire elementi storiografici ed astronomici pressocché concordi nell’identificare l’anno 7 a.C. come anno della Natività in virtù degli studi sui censimenti di epoca romana che spinsero Giuseppe e Maria a risalire dalla Galilea alla Giudea e delle dinamiche stellari del periodo precristiano.

Anche dal punto di vista stagionale i dati presumibili dal testo lucano che riguardano la nascita del Signore lasciano intendere mesi diversi da quello di dicembre. L’evangelista infatti riporta che pastori vegliavano all’aperto di notte, aspetto che depone a favore del “Natale a primavera” o in una stagione più mite come l’autunno.

8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. 

Il 25 dicembre è dunque data cerimoniale, é rituale calendarizzato dalla tradizione che storicamente e filologicamente non determinano il giorno in cui è nato Gesù. Colui che diverrà Cristo probabilmente vide la luce qualche anno prima dell’inizio dell’era cristiana, in un giorno dell’anno che resta sconosciuto, che non è stato reso conoscibile.

Tuttavia, il fatto storico che le origini della cristianità collidano contro Roma durante l’egemonia del re della Giudea Erode il Grande, ebreo “socius et amicus populi Romani” che regnò dal 37 fino al 4 a.C., anno in cui il funzionario del popolo romano morì colpito da una gravissima malattia, consente di confermare che la Natività possa essere collocata tra il 7 e il 6 a.C..

Le festività rituali sono un buco nero dal quale è impossibile uscire quando dalla relazione con le manifestazioni del Risorto emerge il dolore che imprigiona in una vulnerabilità profonda.

La cerimonia diviene una rivelazione emotiva che canonizza una trappola infernale, la carcerazione della mente da cui risulta difficile risollevarsi, ma dona il momento decisivo della prova e della fede autentica.

A quel punto si interrompe la comunicazione perché si è visto qualcosa di profondo e di vilipeso, mentre chi diventa vulnerabile e messo a nudo fatica a sopportare l’intromissione irriverente.

Tutto questo porta ad un’assordante indifferenza, ad una distanza incolmabile che separa la tradizione dalla Verità. L’accettazione di questa condizione diventa allora inevitabile, perché non rimane nulla da dire se non traslare il pensiero verso uno status migliore, verso un mondo migliore.

Sono queste le circostanze che offrono l’escamotage della via dello Spirito e che permettono di portare nel silenzio l’udito e il visto affinché la Terza Persona della Trinità possa agire.

Dal punto di vista emozionale, da quello storico e scritturale non sarà Natale, eppure coloro che si sentono vulnerabili o messi a nudo, possono trovare conforto e pace con l’affidamento alla Dimensione Autentica, all’amore che valica tempo e spazio insegnando come sopportare e perché Dio interviene.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.