La Maddalena attempata di Rembrandt

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Cristo e Santa Maria Maddalena al sepolcro” di Rembrandt è la replica figurativa di Giovanni 20:11,18 che dettaglia la sepoltura e la resurrezione del Signore dopo la crocifissione.

Maddalena, la mattina presto del giorno dopo il martirio scopre che la pietra che sbarrava l’ingresso al santo sepolcro era stata rimossa.

Maria corre per questo dai discepoli che, visto il sepolcro vuoto, lasciano sola Maddalena nei pressi. Come ad attenderLa, due angeli a guardia della tomba Le domandano: “Donna, perché piangi ?” e Lei risponde: “Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto“.

Poi, guardando dietro di sé, Maria di Magdala vede un uomo vestito da giardiniere, senza riconoscere in costui il Maestro risorto.

Chiede perciò informazioni a chi pensava fosse un lavorante, ma proprio quel giardiniere La chiama per nome e riconosce subito il Signore.

Gesù le disse: Maria. Ella si voltò e gli disse: Rabboni! “, ovvero Maestro !

Cristo appare a Maria Maddalena, Rembrandt XVII secolo

L’artista olandese riproduce in questo modo la Verità realizzata nell’istante del riconoscimento trasfigurando il nesso temporale e il genere tra le due figure bibliche mediante una scenografia diacronica che dissente dalla tradizione.

L’esplicito difetto di coerenza evoca una lettura underground, intreccia spiritualità e umanità, interroga sulla natura e le origini della Rivelazione, delimitando il rapporto tra sacro e profano.

Gran parte degli artisti dipinge l’istante cherigmatico con la Maddalena che si protende verso Gesù che dice alla donna : “Non toccarmi / Non mi temere / Non mi trattenere“, le espressioni alla base delle tre esegesi dominanti della locuzione latina: “Noli me tangere“.

Diversamente, il focus dell’opera di Rembrandt acquisisce l’aspetto di una raffigurazione sui generis con la quale l’artista si discosta dalla retorica, esprimendo rivelazione nella Rivelazione che riabilitano il simbolismo gnostico, unitario, atemporale, adimensionale e androgino.

La scena è segnatamente il disorientamento accennato della Maddalena che scambia Gesù per un lavorante, è una lettura unica dell’Apparizione che avvantaggia la Resurrezione misterica e sorprendente in cui Cristo, che stringe la vanga, suggerisce la ricognizione del quotidiano che innalza dal caos della distorsione etica e religiosa.

Oltre ad un cappello e ad una pala da lavoro, il Signore è descritto con lunghi capelli biondi che sottintendono lineamenti femminili, androgini rispetto alla folta barba, che si combinano con la controparte maschile.

Questa fusione di elementi morfologici inconciliabili è legato al genere e all’età underground della Maddalena, riprodotta con le sembianze senili di un uomo anziano, mentre Cristo è il giardiniere, il “nuovo Adamo”, che si prende cura delle anime nel Giardino dell’Eden ristabilito, nel quale il gioco di luci, di ombre e il chiaroscuro, accentuano l’emozione, il dramma e la distanza dal corpo glorificato.

Contraddizioni che alludono alla miseria morale terrena, alla disarmonia della fine dei tempi, a Dio che offre la soluzione con Cristo, la Maddalena e lo Spirito Santo. L’opera rivaluta pertanto il principio maschile e il principio femminile del cristianesimo gnostico sommati nella perfezione androgina.

E’ il simbolismo della lama e del calice che non celebra soltanto il ricongiungimento dell’Emanazione e del Tramite di Dio con la Sapienza trasfigurata dal mito di Sophia, ma anche la linea di sangue di Gesù, la leggenda che sopravvive e sopravviene alla modernità con l’esplorazione spirituale della Verità riflessa dall’inversione catabasica del genere della Maddalena e dall’androginia anabasica del Signore.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.