Divinità accanto

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Visitazioni divine e visioni richiedono di non confinarsi nei limiti contrassegnati dal tempo e dallo spazio fisico, ma incoraggiano in quel cambio di prospettiva che orienta verso ciò che dovrebbe essere di richiamo per tutta l’umanità.

L’entità divina è sempre presente e quasi mai visibile. La speranza di un’improvvisa rivelazione rassicura le anime ferite che sono in grado di percepirla. Questo desiderio è una ricerca continua di connessione, di coordinamento spirituale, talvolta suscitato da momenti di vulnerabilità.

Emanazioni e creature divine incarnano la caducità dell’essere umano che anela alla risalita con la fatica e il sacrificio a volte estremo.

Quelli di Dio abitano sovente deserti municipali, osservano il mondo vivendo esperienze di dolore e di sofferenza che custodiscono nel riserbo come per un atto di espiazione, di riscatto e di purificazione.

La testimonianza di costoro mette in risalto l’importanza di conoscere la realtà destinata a persistere finché ce ne sarà un’altra che sostiene quelli che non ce la fanno. In questo modo la divinità diventa figura simbolica di resilienza e di umanità nel marasma deviante del mondo fintantoché ci sarà qualcuno che soffre.

Solitudine e silenzio fanno da cornice, identificano l’immaginario sacro e la Santa presenza che induce a meditazioni ispirate, ad abbandonare la vita passata per inseguire l’amore divino, lì, oltre le distanze fisiche ed emotive, al seguito di una processione profonda e trasformativa in cui la morte muore.

La conversione sostenuta e rafforzata dai Santi sperimenta incertezze, abbatte illusioni, modelli e ideali terreni. L’amore divino infonde dolcezza smisurata, spinge alla resa, permette guarigioni, riempie vuoti abissali là, dove svaniscono le sicurezze.

I dubbi si accaniscono in questa nuova prospettiva cercando di farla apparire illusoria, si intensifica il conflitto interiore e la mente perde il controllo, mentre l’anima si avventura nell’ignoto illimitato.

L’amore dei Santi perfeziona, è gratuito, disimpegnato, realizzante. Diverso dall’amore umano, acerbo, prematuro, ignaro di una predestinazione.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.