Due versi dalla lettera ai romani a confronto; il primo é espressione della Grazia speciale che esplicita e dona la Verità, il secondo simboleggia l’affezione nobile a Dio nella Grazia comune.
Romani 8,24
Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo ?
Romani 8,25
Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Da una parte la necessità della Grazia, dall’altra la perseveranza ripagata oltre le aspettative. Nel primo caso la speranza è trasformata nell’attesa che si inchina ai tempi di Dio, nel secondo caso la speranza sbircia al di là del visibile.
Lo Spirito Santo preserva se la Grazia speciale è superflua e la Grazia comune, che inabita anche l’ignobile, rallenta la distruzione.
La Grazia comune, endemica alla Creazione, ha prodotto millenni di vita terrestre, procrastina l’apocalisse, esprime la pazienza di Dio, è la remora provvidenziale che Dio ha aggiunto nello spirito maligno, nobilitando coloro che hanno ottenuto il massimo da essa.
Giovanni 20,29
29Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Quando la certezza ha trasceso la speranza, la Grazia comune contiene e libera il male secondo i piani del Creatore, affinché anche i miserabili compiano il bene e non esista certezza che persuada il malvagio.
Author: V



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