Dio e l’umanità non stabiliscono una relazione esclusiva, ma relativa ai corpi celesti e alla Creazione.
Qoelet 3,11 (CEI)
Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.
Qoelet 3,11 (v. latina)
Cuncta fecit bona in tempore suo; et mundum tradidit cordi eorum, et non inveniet homo opus, quod operatus est Deus ab initio usque ad finem
Il verso dalla vulgata latina di Ecclesiaste “et mundum tradidit cordi eorum” è traducibile (Dio) “…e pose l’universo (o i corpi celesti) nei loro cuori“, e concede all’umanità tracce della Ragione del disegno divino.
Il primo significato di “mundus” é universo, corpi celesti, poi mondo. La maggioranza dei biblisti traduce “mundus” eternità, e intende l’infinito dello spazio cosmico.
L’insoddisfazione terrena scaturisce dal trascurare la percezione dell’infinito e dunque dell’eternità che Dio integra nella mente di ciascuno.
La sottovalutazione di questa percezione genera l’attenzione spasmodica verso le cose e non elimina l’insoddisfazione neppure nella persona più considerata al mondo.
In realtà, applicarsi in questo presentimento innato dà significato all’esistenza. E’ il messaggio che giunge dalle Scritture e dalle parole di Salomone, terzo Re di Israele, uomo ricchissimo e affranto, riconciliatosi con la vita avendo preavvertito la Potenza di Dio.

Qoelet 12,13 e le parole di Re Salomone
Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo.
Author: V



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