Tutto il male che serve

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Sant’Agostino, Dottore della Grazia tra il IV e i V secolo d.C., spiega attraverso la logica che il male non è da Dio e riguarda l’uomo, che può metterlo in pratica in quanto esistenza soltanto simile al Creatore, creata appunto “a immagine e somiglianza di Dio“, secondo la testimonianza del Libro della Genesi dell’Antico Testamento.

Predicazione dell’anticristo, Luca Signorelli – 1499/1504 : fonte Wiky

Tuttavia, l’entità e la misura del male segnano anche i tempi dell’anticristo, ovvero di colui che contrasta e si oppone alla fondazione del Regno dei Cieli.

In effetti, sulla base dell’ interpretazione prevalente dell’Apocalisse giovannea, quando la malvagità dell’uomo avrà raggiunto il suo apice, satana e l’intera schiera degli angeli caduti si fronteggeranno con l’Ira di Dio.

Nel corso dei secoli cattiverie e malvagità, che riassumono parte degli strumenti dell’anticristo, hanno trovato terreno fertile nelle guerre, nello scontro politico efferato, nel conflitto etico delle religioni, nelle famiglie e nei consessi sociali dove l’umanità s’é confrontata e si confronta.

Il XXI secolo, d’altro canto, contrassegna l’epoca dei traguardi tecnologici e, nonostante un’identica considerazione potrà farsi nei successivi mille anni, da tempo, le superpotenze e le avanguardie belliche sono in grado di realizzare l’Armageddon che, nel simbolismo dell’Apocalisse di Giovanni si risolve con lo sterminio dei nemici di Dio.

Da decenni tutto sarebbe pronto per la Fine del Mondo che Re-inizializza l’Esistenza. La questione, probabilmente più interessante, sarebbe adesso la percezione di una “cronografia escatologica”, o meglio intuire i tempi e le fasi prodromiche dell’Armageddon sulla base delle allegorie apocalittiche rivelate dall’apostolo amato da Dio, rispetto al presente.

In buona sostanza, se si riuscisse ad incasellare la fattualità in un determinato arco cronografico della profezia giovannea, il mondo potrebbe avere un’idea di quanto tempo ancora dovrà resistere al male che domina sulla Terra.

Al riguardo, al versetto 8 del capitolo 20 del Libro del Giudizio Finale si legge: “e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare“.

Il Nuovo Testamento e i quattro angoli della terra, regione mediorientale nota per motivi teologici, storici e geografici, richiamano contraddizioni, tragedie passate, attuali e future, oltre il luogo dove, alla luce del verso 16, del capitolo 16 dell’Apocalisse, si svolgerà l’Ultima Battaglia:

E i tre spiriti radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn“.

I quattro angoli del mondo. ll termine si riferiva alle quattro regioni ai margini del mondo
conosciuto nella seconda metà del terzo millennio A.C., approssimativamente
corrispondente ai territori tra Iran, Siria e parte del Libano.

L’esegesi dominante è che Giovanni abbia avuto coscienza che il combattimento finale tra i padroni della Terra guidati da Satana e Dio, ovvero la battaglia definitiva tra gli angeli caduti e gli angeli celesti, si svolgerà a Tel Megiddo, da cui il termine ebraico Armageddon, collina situata a circa 15 km da Nazaret.

L’allegoria, sul fondamento degli studi cristologici e del distico latino “Littera gesta docet, quid credas allegoria“, non impedisce di geolocalizzare l’esteso territorio sul quale pesa una grave crisi geopolitica e militare, che si estende dall’Iran ai confini del Libano, ed un’area, quella “immaginifica” del Monte

Monte Megiddo, Armageddon (Israele) in longitudine 35° 10′ 60.00 E, prossimo al meridiano di Kiev misurato dalla longitudine 30°31′25″E
Asse dell’area di longitudine Kiev – Tell Megiddo

Megiddo (Armageddon), località israeliana, che condivide le coordinate geografiche ed una eterea deadline postbellica, stabilita nel 1949 dal Patto Atlantico, con la longitudine che fomenta gli scontri armati tra Russia, Ucraina e l’occidente militarizzante.

Un’aspettativa affatto funesta se vissuta dal punto di vista profetico. Suggestiva e inevitabile per chi confida nell’inesauribile intelligenza del Signore che sta predisponendo un posto nuovo e una vita nuova a tutti i giustificati. Infatti, non resta legato al mondo colui il quale è persona di Dio.

La vita terrena è nel potere del demonio e Gesù Cristo tornerà una seconda volta per mettere a posto le cose per sempre. D’altro lato la sesta tromba del sesto angelo al capitolo nove dell’Apocalisse fa menzione del fiume Eufrate che simboleggia l’Oriente da dove arriva “l’invasore“, mentre i quattro angeli tenuti da Dio in cattività, vengono liberati per dare l’abbrivio al Giudizio Universale.

Apocalisse 9: 14,15Diceva al sesto angelo, che aveva la tromba: Libera i quattro angeli incatenati sul grande fiume Eufrate”. Furono liberati i quattro angeli, pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno, al fine di sterminare un terzo dell’umanità“.

Conseguentemente, il male che serve e le mostruosità “necessarie all’Apocalisse” verosimilmente abbondano rispetto ai parametri del Nuovo Testamento affinché l’Ira di Dio si Scateni Ora.

Con tutto ciò, l’esegesi temeraria di chi scrive inevitabilmente si relaziona con la contingenza dei fatti che testimoniano della forza del diavolo e dei soccorsi indispensabili dello Spirito Santo che fin dalla croce accompagnano gli angeli più fedeli al Signore.

Soltanto il futuro prossimo ratificherà o meno una visione desolante solamente nei termini e negli effetti corporei, eppure salvifica nella sua essenzialità, grazie ad un’aspettativa che stima il 2024 e il 2025 anni sulla soglia della devastazione che trasforma la vita di uomini e donne fiduciosi nella Speranza e che non bestemmiano Il Castigo di Dio, consegnandosi invece alla Sua Provvidenza.

Apocalisse 16,11: “e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni“.

Or dunque, una lettura cronografica e personalissima del Nuovo Testamento dinanzi al presente che espone l’umanità alla Settima Tromba del Settimo Angelo, ai Giudizi Finali del periodo della tribolazione, i giudizi più severi che il mondo abbia mai vissuto e che Giovanni recepisce come le “Sette Coppe dell’Ira di Dio”.

“E udii dal tempio una voce potente che diceva ai sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio”. (Apocalisse 16,1)

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.