Il principio di totalità del “Dittatore Celeste”

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Il principio di totalità nel Regno di Dio proviene dall’aderenza ai precetti cristiani e dalle religioni che pongono in risalto la trascendenza e la volontà di Dio nel sacrificio strategico del Figlio Suo Gesù, mentre il Giudizio Finale, concretizzato dal secondo avvento, è lo strumento attraverso il quale si istituisce il “consesso puro”, accanto al Padre Eterno Creatore di Tutto.

Dopo il Giudizio Universale i giustificati assurgono a nuove capacità, al di là di ogni potere terreno conosciuto, mentre il Signore che non risponde ad alcuno delle sue determinazioni, lega a sé, con Regola unificante, un’organizzazione sociale perfetta, che non manca di nulla,

perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi“. (Apocalisse di Giovanni 7,17).

In quanto pseudo-forma totalitarista, nel Regno Celeste ogni aspetto della vita del giustificato è annesso alla concezione inaccessibile dell’esistenza senza peccato ideata da Dio, per Grazia di una trasformata dimensione totalizzante, in cui Dio sta a ciascuno come ciascuno sta a Dio.

L’idea escatologica cristiana trova il suo punto di arrivo in una “trasformazione dell’umano”, che esce dal nichilismo ontologico ed entra in nuove tavole di relazioni unificanti, che non hanno nulla a che vedere con le opportunità su base razziale, economica, sociale o culturale, laddove al mondo si distinguono uomini e donne “fortunati” rispetto ai “meno fortunati”.

Il Popolo del Signore si riconosce nel Signore e “nell’uomo del destino” che Dio delega nella seconda parusia, con l’obiettivo di salvare le anime a Lui più somiglianti dalla devastazione apocalittica. Dunque, l’azione di Gesù e degli Angeli ai quattro angoli della Terra rappresenta l’Ordine del Cristianesimo positivo in azione tangibile che libera dai mali del mondo.

Con l’attenzione verso lo Spirito si schiude quindi l’orizzonte terreno e si pone un limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che vincola in modo naturale e crea una connessione superiore a quella mondana: il giogo dell’intelletto e dell’amore.

Una struttura etica modificata dal Giudizio Finale che sostituisce la precedente, fatale e che interpreta la libertà come mancanza assoluta di legami, causa oggi e da sempre di fanatismi e di anarchia politica.

Sempre la confusion delle persone principio fu del mal della cittade. Dante, Paradiso canto XVI

Matteo 11, 29-30

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero“.

La Fine dei Tempi mediante l’incenerimento dei “maggiormente demoni“, appare l’epurazione di tutte le singolarità dell’individuo umano in quanto soprattutto maligno, affinché dai singoli soggetti si approdi al Popolo di Dio, inteso come moltitudine amorevolmente accolta, giunta dopo una lotta senza tregua tra l’umanità benevola ispiratrice di civiltà e la sub-umanità malevola portatrice di disperazione.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.