Da Sophia al Mondo e ritorno

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Il desiderio dell’Eone Sophia di conoscere il Padre ha concepito la Madre del mondo, la Sophia inferiore, l ‘Achamoth, realizzando paura, tristezza, angoscia che si condensarono nei corpi umani. Con la mancanza (il peccato) originaria la Sophia inferiore emanò solitaria il demiurgo, l0 Ialdabaoth, un’ entità psichica e malevola, all’oscuro del Pleroma.

Il demiurgo plasma il cosmo e il piano di esistenza inabitato dalla Terra, i sette cieli, l’Ebdomade e il mondo. In quest’opera ingegneristica il materiale di costruzione derivò dalle passioni di Sophia, ma il demiurgo è convinto di essere Dio Creatore. L’errore di Sophia fornisce il fango, la smania e le bramosie condensate, mentre il signore veterotestamentario modella quel fango per costruire la prigione illusoria degli ilici e degli psichici.

Il paradosso profondo della cosmogonia gnostica fu che la Sapienza, la Sophia superiore, pur essendo emanazione diretta del Pleroma, non si dimostrò onnisciente né perfetta come la Monade, l’Unico Dio. La mancanza del Divino femminile discese da tre fattori originando le tragedie del mondo conosciuto.

Sophia è l’ultima degli Eoni, il trentesimo, lontana dalla Monade. In quest’area periferica del Pleroma, la percezione del Tutto è attenuata e concede spazio al desiderio (enthymesis) di comprendere l’Inconoscibile con mezzi propri.

Se la Sapienza personificata da Sophia fosse stata un’ideazione perfetta, non ci sarebbe stata libertà. L’ errore di Sophia evidenzia che anche il Divino sbaglia e apprende. La Conoscenza dell’ Eone, divino femminile, si rivela teorica, frantumandosi dinnanzi all’essenzialità della Sizigia e del compagno non considerato.

Sophia trasforma la Sapienza in audacia, credendo di riuscire ad emulare la Potenza che autogenera del Padre (La Monade), ma in quel momento, la Sua Sapienza viene oscurata dalla passione e la brama di conoscere l’Infinito la conduce a generare un’ombra, il demiurgo anziché una Luce. Sophia si destreggia sola, non bilanciata dalla coppia pleromatica, dalla sacra commistione di spirito e materia, dando vita a mostri e ad un piano dimensionale corruttibile.

Per rimediare all’errore Sophia riesce a inserire la scintilla pneumatica nella Creazione con un santo espediente, con l’inganno sacro, approfittando della cieca presunzione del demiurgo che non percepisce la potenza della Madre.

Quando il demiurgo crea il primo essere umano dalla polvere, Sophia lo convince a soffiare lo spirito di vita nelle narici dell’uomo. Il demiurgo pensa di trasmettere la propria forza psichica, ma non sa che, così facendo, trasferisce nell’uomo il potere pneumatico che lui aveva ricevuto da Sophia.

Genesi 2,7 CEI
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente

Genesi 2,7 Inteconfessionale
Allora Dio, il Signore, prese dalla terra un po’ di polvere e, con quella, plasmò l’uomo. Gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo diventò una creatura vivente

Genesi 2,7 Nova Vulgata
tunc formavit Dominus Deus hominem pulverem de humo et inspiravit in nares eius spiraculum vitae, et factus est homo in animam viventem

In questo modo, il dio veterotestamentario è spogliato della scintilla divina ottenuta per errore, insinuatasi così nel fango dell’umanità, divenendo un frammento del Pleroma sepolta nella galera dei corpi.

Sophia inferiore rimedia sfruttando la vanità del demiurgo, spingendolo a creare l’uomo affinché la Luce possa avere un supporto dove nascondersi, maturare e, infine, tornare al Pleroma, reintegrando con l’esperienza della risalita la Sapienza originaria.

La tragedia umana può essere letta come il risultato di una reazione a catena di mancanze, sotto forma di invidia o di tentata emulazione dell’ Inimitabile.

Quella di Sophia è un’invidia creativa. L’ Eone vuole imitare la Potenza della Monade generando da sé, senza compagno e sbilancia la struttura eonica, producendo l’errore, l’aborto, la Sophia inferiore. L’invidia ha voluto essere come l’Origine senza avere la natura assoluta di Dio.

Il demiurgo eredita questa mancanza (il peccato) ma la aggrava con l’ignoranza, proclamandosi: “Io sono Dio e non c’è altro Dio all’infuori di me“.

Quando invece scorge il riflesso della Luce superiore, di Sophia e dell’Eone Cristo, la sua invidia diventa reattiva e crea il piano 3D per imprigionare le scintille di Luce, governando su ciò che, in fondo, sa essergli superiore.

L’ uomo si ritrova quindi in un campo di battaglia e all’interno di una cascata di errori. Il corpo e la mente umani sono plagiati dal rancore invidioso del demiurgo che vuole un servo, ma lo spirito umano ha in sé la scintilla che Sophia ha “rubato” dal Pleroma per riparare al suo sbaglio.

Il demiurgo non avrebbe mai potuto competere con la Monade, né essere parte dei Cieli pleromatici, anche se Sofia non lo avesse raggirato e lui avesse mantenuto in sé la scintilla.

Il demiurgo è un’emanazione abortiva, nata al di fuori dalla coppia eonica. È di sostanza che, per quanto potente, è strutturalmente inferiore alla Luminosità pura del Pleroma, non avendo la frequenza per esistere nei Cieli superiori al settimo.

Ciò che contraddistingue il demiurgo è l’ignoranza. Anche se avesse trattenuto la scintilla, non avrebbe saputo di averla o come usarla per risalire. La sua scintilla sarebbe rimasta morta o latente, perché è tuttora convinto di essere l’origine di tutto e non uno strumento di Dio.

Genesi 7,22 CEI
Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta, morì
Genesi 7,22 Inteconfessionale
Morì tutto quel che prima aveva vita sulla terra asciutta
Genesi 7,22 Nova Vulgata
cuncta, in quibus spiraculum vitae in terra, mortua sunt

Ciò nonostante, lo stratagemma di Sophia fu determinante, perché se non avesse persuaso il figlio, il demiurgo sarebbe rimasto il contenitore di una forza che non gli appartiene, creando un cosmo tridimensionale talmente statico da privarlo della porta per abbandonare il mondo.

Senza la prontezza di Sophia l’universo 3D sarebbe stato sigillato in una prigione perfetta, senza alcuna speranza di redenzione, di fuga, alla mercè di un mezzo dio, limitato e tirannico che spadroneggia nelle sette sfere (l’Ebdomade), distante una misura incolmabile dal Bene.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

Nei testi gnostici, Michele Arcangelo è una figura di confine. Nell’ apocrifo di Giovanni, Michele non è un Eone del Pleroma, ma un funzionario del demiurgo. Parte di queste memorie gnostiche definiscono l’ Arcangelo uno dei sette poteri che contribuiscono a creare il corpo di Adamo, un “carceriere” e un delegato del mondo inferiore.

Cielo delle stelle fisse, riflesso dell’ottava sfera ogdoadica del sistema aristotelico-tolemaico di Copernico e di Keplero

Nelle correnti gnostiche medioevali come nel Bogomilismo, Michele è invece identificato con l’Eone Cristo prima della Sua incarnazione, il Figlio di Dio che scende per sconfiggere il demiurgo. Nel Pistis Sophia, Michele è il difensore dei cercatori della Verità. E’ colui che protegge l’anima dall’ aggressione arcontale nel periglioso percorso verso il Pleroma.

Opposta la visione di Origene che, nel perduto “Diagramma degli Ofiti”, mappa cosmologica gnostica, Michele è rappresentato con il volto di un leone essendo uno dei guardiani che l’anima deve superare per liberarsi dalla densità della materia.

Michele Arcangelo
Michele schiaccia Lucifero
Raffaello Sanzio 1518

Se per il cristianesimo ortodosso Michele è il guerriero dell’apocalisse fedele a Dio, l’ Arcangelo e l’ “Angelo di più alto rango“ che combatte il male, i principati e i governi del mondo, nello gnosticismo è un personaggio Giano Bifronte, per un verso servitore ignaro del demiurgo, per un altro potente alleato dello gnostico che accompagna l’ anima nell’ impegnativo ritorno alla Dimensione originaria.