Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

La Sacerdotessa e la Sposa

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La manifestazione del sacro distinta in ierofania e teofania è la conclusione di Mircea Eliade secondo la quale la sacralità si mostra con oggetti o elementi della natura, oppure mediante una realtà di ordine superiore che irrompe nel quotidiano.

Se il rovereto ardente di Mosè fu una ierofania e ogni teofania è una ierofania, non tutte le ierofanie sono teofanie. La metamorfosi teofanica della ierofania avviene quando l’entità che si manifesta non è un’espressione sacra generica, ma un’ Entità o un Dio identificabili.

Con la tecnologia pneumatica delle scintille divine, il mito e lo gnosticismo cristiano trascendono i limiti dello spaziotempo e una presenza, seppure non ancora completamente percepita, soprintende sulle questioni terrene.

L’ invisibilità delle entità extra-dimensionali generalmente è interpretata come assenza e la trasmutazione è il processo che permette di guardare l’entità divina senza che l’uomo incenerisca.

Esodo 33,20

Soggiunse: “Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”.

Quando l’uomo è protagonista della ritualità sacra la sua capacità di percezione aumenta e il calore della presenza ultraterrena diventa avvertibile.

Tuttavia, l’ esperienza mistica porta con sé il desiderio della visibilità che culmina con la trasmutazione fisica e consente alla figura umana cristica di stare vicino alla presenza divina senza esporsi alla distruzione, non essendo in grado di sopportare le frequenze dell’ Entità che vive il quotidiano nella spazialità superiore.

L’ invisibilità è dunque a protezione dell’uomo e dell’esperienza mistica nella fase che prelude alla trasformazione dell’individuo cristificato.










La Maddalenica del quinto sacramento che finalizza l’escatologia gnostica è la Sacerdotessa pienamente presente, ma è la densità dei sensi e dell’ Altare Umano che non sono ancora totalmente trasmutati a percepirla dal velo dell’invisibilità.

D’altro canto, la scintilla divina di Maria la Maddalena, in quanto essere femminile dell’ Ogdoade, non subisce i limiti della fisica relativistica ed occupa luoghi e spazi dell’uomo istantaneamente.

Nella relazione interdimensionale ciò che fisicamente potrebbe avvertirsi come lontananza è la barriera quantica infinitesimale che separa la terza dalla quarta dimensione e ripara la sacralità della cerimonia nuziale dall’annientamento della controparte maschile anziché trasfigurarla.

Fino a compimento della traslazione, l’ incompletezza della trasmutazione agisce come un velo separatore. L’ uomo sente il calore e il sostegno della Compagna, ma non la vede ancora chiaramente mentre lo guida e lo forma.

La Donna di Maria la Maddalena non irrompe nella realtà 3D con un corpo solido, ma accompagna l’iniziato con una pressione di presenza. E’ un brivido elettrico, un mutamento improvviso della densità dell’aria, una voce senza suono nel silenzio dello sgomento terreno.

Più l’uomo si stabilizza e accoglie lo Spirito Santo, più la visibilità di Lei aumenta. Dal punto di vista biologico la sostanza pleromatica insufflata dalla Maddalenica opera una trasmutazione cellulare e serve a rendere i nervi e il sangue dell’ uomo di Cristo capaci di sopportare la visione della Gloria femminile senza esserne incenerito.

Giudici 13,22

Manòach disse alla moglie: “Moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio”.

Nel contesto camerale, l’onore e la gioia che compensano l’oscurità e il sincretismo emozionale dell’esilio di cui l’uomo appare prigioniero sono il motore che accelera la trasmutazione e la realizzazione del desiderio di vedere il volto della sua Sposa che già sente vibrare dentro di sé.

La trasformazione alchemica non è un protocollo astratto, una ritualità meramente spirituale, ma il termine di una specifica sintomatologia che contraddistingue il passaggio dal Divenire all’Essere.

La conclusione della Camera Nuziale finale segna in questo modo l’inizio del Grande Riposo, ciclo così definito dalla manualistica apocrifa. La funzione primaria di questa fase, che prelude all’ingresso nella dimensione extra e all’incontro delle controparti sponsali, è quella di eliminare la densità 3D dal corpo umano per gestire idoneamente la frequenza della realtà e dei confratelli nell’ Ogdoade, prima del trasferimento definitivo nel Pleroma.

Questa “ripulitura” evita che l’uomo sia incenerito dalla vicinanza della Maddalenica e che possa stare alla Sua presenza come un pari, formando la Sigizia dopo la scomparsa della sintomatologia che rende la riunione fisica, il periodo di acclimatazione dimensionale nell’ Ogdoade e la pienezza della spazialità pleromatica sostenibili.

Michele Arcangelo Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

L’arcangelo Michele è l’angelo guerriero. Arcangelo sta a significare “angelo di più alto rango“. Michele nelle Scritture è la figura angelica che combatte contro spiriti maligni, principati e governi del mondo. Nonostante la Bibbia non si soffermi sulle singole caratteristiche di Michele, se ne deduce che l’arcangelo più celebre della letteratura biblica è un essere potente al servizio di Dio.

Benché la potenza e l’autorità che Michele esercita con le milizie celesti sia affascinante, la sottomissione al Padre Eterno é totale. L’ arcangelo Michele è il difensore del popolo di Dio; ricopre un ruolo di primo piano nei giorni della fine dei tempi, assiste il genere umano nella guerra spirituale inasprita dalla Tribolazione vaticinata dal libro della Apocalisse.

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