Nel contesto gnostico, la richiesta di perdono non libera dalla mancanza a Dio come nel cristianesimo ortodosso.
L’ ingresso nel Paradiso e l’acquisizione della vita eterna non dipendono dalla remissione dei peccati, ma dalla Conoscenza endemica che deriva dalla Gnosi oppure dal merito che è il mezzo del processo di Salvezza “psichica”.
In base al sistema gnostico il “male” non è una colpa morale individuale, ma lo stato di ignoranza dovuto alla costrizione psicologica, alla censura del mondo arcontale che materializza l’analfabetismo e rifiuta per natura la salvezza, convinto di essere padrone della realtà.
La Redenzione che inizializza il processo di liberazione è invece il Risveglio dell’anima tramite il risveglio della coscienza. L’ ascesa degli eoni al Pleroma e degli psichici al Regno di Mezzo non dipende dalla richiesta di perdono a Dio ma dal riconoscimento di appartenere a Dio in quanto creatura spirituale e divina.
Il Redentore gnostico non ha subito il sacrificio in croce per espiare i peccati dell’umanità, ma ha pagato con la Sua vita terrena il ruolo di messaggero della Conoscenza che separa dall’universo malevolo, opera della prima versione del demiurgo, del dio ignorante veterotestamentario.
Parte del commento gnostico sottolinea il paradosso che se gli arconti avessero compreso il significato del Primo Avvento di Cristo non Lo avrebbero crocifisso, perché il martirio, la crocifissione e la resurrezione, oltre l’ultima Camera Nuziale, segnano il principio della fine della storia.
Ad ogni modo, se l’adempimento del percorso salvifico e della Camera Nuziale escatologica avvengono quando tutte le anime pneumatiche e le scintille pleromatiche hanno raggiunto la maturità spirituale, il pentimento è un tema del Pistis Sophia e una variazione
dinamica della mentalità, dove l’anima psichica si ferma, smette di guardare verso il basso, frena l’appetenza fisica e inizia il ravvedimento che volge l’attenzione ai misteri e alle forme della cristianità.
La richiesta di perdono è dunque funzionale alla Salvezza se vissuta come attestazione e distacco dall’errore e dalla mancanza che introduce all’apprendimento divino.
A tal punto, quando l’Ecclesia superiore delle anime pneumatiche disperse sulla Terra è stata riassorbita dal Pleroma, si chiude il ciclo della diaspora spirituale e la gerarchia eonica con il “Paradiso Superiore” sono ripristinati nella condizione di originale e ritrovata armonia contemplativa che si riflette sul Regno di Mezzo del Demiurgo rinnovato nell’ultima versione benevola.
Nell’escatologia gnostica è questo il momento in cui sul mondo divampa la deficienza di bene che diviene l’innesco del fuoco dissimulato dall’ipocrisia che riporta l’universo allo stato originario.
Author : V



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