Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

Matrimonio senza sposi

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L’ accenno è alla vicenda del Vangelo di Giovanni che omette dettagli e nomi dei discepoli al banchetto nuziale di Cana, l’odierna cittadina araba israeliana Kafr Kanna, per focalizzare il primo segno del potere divino del Signore che, su richiesta della Vergine Maria, trasforma l’acqua in vino.

L’episodio non è riportato dai vangeli sinottici, ma dal vangelo secondo Giovanni che non fa cenno all’identità degli sposi festeggiati al pranzo matrimoniale che richiama l’attenzione pubblica del tempo, l’enfasi artistica dei secoli successivi e l’interesse dei commentatori biblici.

Il racconto evangelico non è la cronaca puntuale dell’ evento che ha avuto il Signore e Sua madre Maria tra i convitati, non cita i nomi dei discepoli presenti e non menziona Giuseppe, padre putativo del Messia, che nei giorni del banchetto il commento biblico ritiene già morto.

Il fulcro del significato della trascrizione giovannea diviene pertanto il messaggio teologico dell’episodio che in questo modo chiosa il primo miracolo del “nazzareno” nella cronistoria biblica.

1 Due giorni dopo ci fu un matrimonio a Cana, una città della Galilea. C’era anche la madre di Gesù, 2 e Gesù fu invitato alle nozze con i suoi *discepoli. 3 A un certo punto mancò il vino. Allora la madre di Gesù gli dice:
— Non hanno più vino. 4 Risponde Gesù:
— Donna, che vuoi da me ?
 L’ ora mia non è ancora giunta. 5 La madre di lui dice ai servi: «Fate tutto quel che vi dirà».
6 C’erano lì sei recipienti di pietra di circa cento litri ciascuno. Servivano per i riti di purificazione degli Ebrei. 7 Gesù disse ai servi:
— Riempiteli d’acqua!
Essi li riempirono fino all’orlo. 8 Poi Gesù disse loro:
— Adesso prendetene un po’ e portatelo ad assaggiare al capotavola. Glielo portarono.
9 Il capotavola assaggiò l’acqua che era diventata vino. Ma egli non sapeva da dove veniva quel vino. Lo sapevano solo i servi che avevano portato l’acqua. Quando lo ebbe assaggiato, il capotavola chiamò lo sposo 10 e gli disse: «Tutti servono prima il vino buono e poi, quando si è già bevuto molto, servono il vino meno buono. Tu invece hai conservato il vino buono fino a questo momento».11 Così Gesù fece il primo dei suoi segni miracolosi nella città di Cana, in Galilea, e manifestò la sua grandezza, e i suoi discepoli credettero in lui. 

1 Et die tertio nuptiae factae sunt in Cana Galilaeae, et erat mater Iesu ibi; 2 vocatus est autem et Iesus et discipuli eius ad nuptias. 3 Et deficiente vino, dicit mater Iesu ad eum: “ Vinum non habent ”. 

4 Et dicit ei Iesus: “ Quid mihi et tibi, mulier ? Nondum venit hora mea ”. 5 Dicit mater eius ministris: “ Quodcumque dixerit vobis, facite ”.6 Erant autem ibi lapideae hydriae sex positae secundum purificationem Iudaeorum, capientes singulae metretas binas vel ternas. 7 Dicit eis Iesus: “ Implete hydrias aqua ”. Et impleverunt eas usque ad summum. 8 Et dicit eis: “ Haurite nunc et ferte architriclino ”. Illi autem tulerunt. 

9 Ut autem gustavit architriclinus aquam vinum factam et non sciebat unde esset, ministri autem sciebant, qui haurierant aquam, vocat sponsum architriclinus  10 et dicit ei: “ Omnis homo primum bonum vinum ponit et, cum inebriati fuerint, id quod deterius est; tu servasti bonum vinum usque adhuc ”. 

11 Hoc fecit initium signorum Iesus in Cana Galilaeae et manifestavit gloriam suam, et crediderunt in eum discipuli eius.

IL FATTO EVANGELICO

Gesù si trova ad un banchetto nuziale con la madre Maria e i nomi degli sposi non sono indicati nella Scrittura novotestamentaria. Quando ad un certo momento il vino finisce, Maria, sorpresa da evidente imbarazzo si rivolge al figlio e dice a Lui: “Non hanno più vino“.

Sebbene seccato, riluttante e innervosito (“Non è ancora giunta la mia ora“), Gesù chiede ai “camerieri (“ai servi”) di riempire sei giare di pietra che si usavano per le abluzioni rituali con l’acqua.

Una volta riempite, l’acqua all’interno delle giare si trasforma in vino di ottima qualità ed è consegnato al “direttore di sala (“il capotavola”) che, ignaro della provenienza del vino, si complimenta con lo sposo per aver conservato il vino migliore in coda al pranzo nuziale.

DOPO IL BANCHETTO

Dopo il banchetto, Gesù con Maria e i suoi fratelli si recano a Cafarnao e lì villeggiano qualche giorno presso le rive del lago Tiberiade.

Giovanni 2,12

Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni

Dal periodo delle nozze in Galilea alla crocifissione passano circa tre anni. Gesù intanto si espone pubblicamente e con il primo miracolo che ha modificato l’acqua in vino comincia il Suo ministero.

Il Signore predica, insegna e compie tra i 37 e i 50 miracoli a seconda delle versioni dei vangeli. Prima di morire e dopo i festeggiamenti a Cana il messaggero di Dio viaggia in varie regioni, tra cui la Galilea e la Giudea, facendo spesso visita a Gerusalemme durante le celebrazioni ebraiche, decidendo di risiedere a Cafarnao dopo aver lasciato Nazareth.

Matteo 4,13

..lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali

LA TRASFORMAZIONE

La trasformazione dell’acqua in vino da parte del Signore avviene al punto finale del banchetto e nel momento in cui il vino manca. Fatto che genera l’imbarazzo partecipato che traspare dalla reazione di Maria, madre di Gesù, che cerca una soluzione e chiede al figlio di intervenire.

Il vino non basta quando i commensali “avevano già bevuto molto“, quando il maestro di tavola che dirigeva il banchetto, assaggiando il vino nuovo, si complimenta con lo sposo per aver “conservato” il vino buono fino alla fine del pranzo, a conferma che il vino iniziale era stato consumato.

Se la reazione della Vergine Maria risulta coinvolta in prima persona dalle necessità pratiche delle nozze, quella del Messia, sulla base della risposta lapidaria alla madre riportata dal testo trascritto e revisionato di San Girolamo, autore della Nova Vulgata, appare insofferente e consumata dal banchetto : “Quid mihi…et quid tibi ? “; sono locuzioni infatti che, tradotte dalla lingua latina, esprimono testualmente disappunto e fastidio: “Cosa vuoi da me / Cosa importa a me…Cosa te ne importa a te…”.

Maria invece sopravviene ai festeggiamenti come mediatrice e figura garante della cerimonia nuziale, la cui pressione alla fine spinge il Figlio al Suo primo miracolo.

L’ esortazione di Maria ai “servi“: “Fate quello che egli vi dirà“, è il tentativo di conciliare l’imbarazzo e la tensione del momento con l’invito ad affidarsi al Figlio, è il sostegno che una madre per natura dà al figlio.

I RIFERIMENTI ARTISTICI

Le Nozze di Cana sono soggetto dell’opera di Paolo Veronese che raffigura i commensali con una tela imponente del 1563 esposta al Louvre e guarda alle “nozze senza sposi” come ad un sontuoso banchetto veneziano rinascimentale da cui traspaiono sposi innominabili.

Le Nozze di Cana, Paolo Veronese 1563

Le Nozze di Cana sono state inoltre protagoniste dell’opera di Giotto nell’affresco nella Cappella degli Scrovegni (1303-1305), nelle versioni di Duccio di Buoninsegna, Bosch, Luca Giordano e Marco d’Oggiono, dove la sacralità vela la figura degli sposi.

Michele Arcangelo Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

L’arcangelo Michele è l’angelo guerriero. Arcangelo sta a significare “angelo di più alto rango“. Michele nelle Scritture è la figura angelica che combatte contro spiriti maligni, principati e governi del mondo. Nonostante la Bibbia non si soffermi sulle singole caratteristiche di Michele, se ne deduce che l’arcangelo più celebre della letteratura biblica è un essere potente al servizio di Dio.

Benché la potenza e l’autorità che Michele esercita con le milizie celesti sia affascinante, la sottomissione al Padre Eterno é totale. L’ arcangelo Michele è il difensore del popolo di Dio; ricopre un ruolo di primo piano nei giorni della fine dei tempi, assiste il genere umano nella guerra spirituale inasprita dalla Tribolazione vaticinata dal libro della Apocalisse.

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