Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

Senza inferno e senza Dio

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La confessione cristiana legata al movimento gnostico emerso nei primi secoli dopo Cristo traccia l’itinerario della salvezza con le conoscenze trasmesse dal Signore ad una ristretta cerchia di discepoli. Insegnamenti respinti, che l’ipotesi complottista ritiene trafugati dalla tradizione perché giudicati un’eresia e antitetici alla religione ortodossa.

Il tema esplora la questione escatologica, le sorti umane alla fine dei tempi e la teoria dell’annichilazione della materia, argomenti che sono associati alle “lezioni apostoliche” impartite dal “Messaggero di Dio”, dal Messia più guida che redentore, durante undici anni di permanenza sulla Terra dopo la crocifissione.

Questi aspetti, peraltro evidenziati dal testo apocrifo (Vangelo di Maria) di Maria la Maddalena scoperto nei codici Nag Hammadi in Egitto nel 1945, sottolineano l’interconnessione tra il mondo spirituale e quello materiale, dove le creazioni esistono in relazione alla materia e si dissolvono senza distruggersi in modo assoluto.

Vangelo di Maria:

«Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte soltanto nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle radici della sua natura. Chi ha orecchie per intendere, intenda».

Nella rappresentazione gnostica trascritta dall’apostola degli apostoli, il termine del ciclo materiale, come la prima morte cristiana, non decretano la fine della vita terrena ma la trasformazione del corpo che cambia di forma con la reincarnazione dopo un loop seriale di mutazioni fisiche che mantengono inalterato lo spirito.

In questo modo è dilazionato il tempo utile per la ricerca della Verità necessaria alla ricezione della gnosi che trasporta nella Dimensione Perfetta, separata dalla realtà umana imperfetta.

Il punto chiave del messaggio cristico staziona nella dicotomia tra il mondo materiale e il mondo spirituale, evidenziando che la materia è mero accessorio della dimensione ultraterrena ed implica la trasformazione piuttosto che una vera e propria distruzione.

Per questo, il cristianesimo gnostico e i vangeli apocrifi identificano l’inferno con lo status di ignoranza inconsapevole che fa sprofondare nell’oblio, nella negazione del Vero Creatore e della vita eterna.

Al contrario, la redenzione é un processo individuale di ricerca introspettiva che, attraverso l’informazione eterogenea e l’erudizione, riaccende la scintilla divina, originariamente effusa erga omnes, che è stata soffocata dalla fisicità umana deviata dalla trappola infernale terrena come per una sorta di anomalia primordiale.

La perdizione simboleggia dunque la negazione della dimensione che rende liberi per sempre, l’impedimento all’esistenza nella condizione che dapprincipio apparteneva a tutti, l’inidoneità alla Nuova Dimora che aggiunge l’identità eterea e riconnette al Dio Vero per l’eternità.

La dannazione è inconsapevolezza delle origini celesti e della natura spirituale che impediscono di liberarsi dal ciclo delle rinascite e dalle catene del mondo.

In mancanza di questa cognizione, il mondo obbliga ad una serie di reincarnazioni senza prospettive fino alla fine dei tempi che scaraventano nella non-vita e nella dissoluzione fisica, non nel luogo del tormento di satana.

Il pragmatismo gnostico tende pertanto ad equiparare l’inferno alla condizione umana di alienazione dalla Verità indotta dagli usi terrestri e dalla dottrina veterotestamentaria che frenano l’ingresso nella realtà trascendente, illimitata e dinamica che supera l’idea di tempo e di spazio, dove la vita è piena, pura e continuamente consapevole.

Con la parusia ed il Secondo Avvento, la diffusione dello Spirito Santo raggiunge il punto di massima espressione. Il paraclito è tramite e messaggero per conto di Dio e non incarna il ruolo di Salvatore.

Aert de Gelder. Battesimo di Cristo, 1710

La missione pneumatica dello Spirito Santo e del paraclito è di suggerire la via che conduce alla gnosi, alla conoscenza dissimulata fondamentale per la salvezza, alla liberazione dall’ignoranza e dal mondo crudele, deviante e liminale, nella fase intermedia in cui ci si trova temporaneamente sospesi tra la vecchia e la nuova vita.

Sul modello gnostico, la dottrina docetista ritiene finanche che Gesù non avesse un corpo fisico nativo, ma che l’uomo Gesù fosse stato unto da Dio per un compito speciale, divenendo per questo Cristo e dunque divino.

L’acquisizione degli insegnamenti del Maestro e la conoscenza prevarrebbero quindi sul sacrificio che toglie i peccati del mondo, spostando l’attenzione dalla crocifissione alla mistificazione che separa dal Futuro dequalificando la Verità in quanto misterica.

Michele Arcangelo Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

L’arcangelo Michele è l’angelo guerriero. Arcangelo sta a significare “angelo di più alto rango“. Michele nelle Scritture è la figura angelica che combatte contro spiriti maligni, principati e governi del mondo. Nonostante la Bibbia non si soffermi sulle singole caratteristiche di Michele, se ne deduce che l’arcangelo più celebre della letteratura biblica è un essere potente al servizio di Dio.

Benché la potenza e l’autorità che Michele esercita con le milizie celesti sia affascinante, la sottomissione al Padre Eterno é totale. L’ arcangelo Michele è il difensore del popolo di Dio; ricopre un ruolo di primo piano nei giorni della fine dei tempi, assiste il genere umano nella guerra spirituale inasprita dalla Tribolazione vaticinata dal libro della Apocalisse.

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