Le tematiche sulle origini dello gnosticismo cristiano sono state condizionate e riviste dopo la scoperta dei Codici di Nag Hammadi in Egitto avvenuta nel 1945.
Buona parte dei testi gnostici sono stati scritti in copto, antica lingua egizia e successivamente tradotti in greco. Nella religione dell’antico Egitto attenzione particolare era posta alle credenze sulla vita dopo la morte, alle divinità coinvolte e al simbolismo mitologico.
Osiride nell’antichità egizia ricopriva il ruolo di giudice dei morti. Il dio Osiride soprassedeva nella cerimonia di pesatura del cuore, la psicostasia, che determinava se l’anima era degna di entrare nel Paese dei Morti o se invece doveva finire divorata dal mostro Ammit.
Se il cuore era leggero e puro l’anima era considerata degna di entrare nel Paese dei Morti governato da Osiride.
Viceversa, se il cuore era gravato da pesanti colpe, l’anima veniva castigata da Ammit che impediva di raggiungere la vita eterna.

Nel mondo dei faraoni e delle piramidi, il KA che rappresentava la forza umana e il BA che simboleggiava l’anima erano fondamentali per la vita dopo la morte e solo se il corpo del defunto era conservato intatto, il KA e il BA potevano ricongiungersi per entrare nel Paese del dio Osiride e accedere così ad una vita elevata.
Gli antichi egizi credevano infatti che la mummificazione e l’articolato cerimoniale funebre consentivano all’anima di tornare al cadavere dopo il trapasso.
Il processo di riunificazione del KA con il BA, l’iconografia mediorientale e il simbolismo gnostico condividono finalità esoteriche molto simili, così da poter considerare i misteri e i sacramenti dei testi apocrifi di Maddalena, di Filippo e di Tommaso uno sviluppo della religione dell’antico Egitto.
Le raffigurazioni simboliche egizie richiamano alla mente il sacro femminino e la lama, ovvero il calice capovolto, la raffigurazione mistica maschile, modelli di dualità e di equilibrio.
D’altro canto, il culto antico egizio per consentire all’anima di migrare verso la nuova dimora senza tempo esigeva che Osiride aprisse le porte della vita eterna.


Se il misticismo cristiano interpreta la materia, l’oscurità e le difficoltà terrene ostacoli che si interpongono nel percorso verso la riconciliazione sacra delle identità di genere, antico Egitto e gnosticismo accentuano il passaggio dalla vita terrena ad una forma di esistenza superiore che trae origine dal ricongiungimento dell’anima con il corpo.
La religione mediorientale antica del BA e del KA, dello spirito maschile e dello spirito femminile e della custodia divina di Osiride che regola il Regno dei Morti appaiono espressione del simbolismo riunificante gnostico.


Parte dei commentatori ritiene peraltro che le stelle nel cielo altro non siano che innumerevoli BA, ovvero innumerevoli anime illuminate contrapposte alla componente maschile fisica, al KA terrestre.
Il cielo egizio di Geb e Nut
Geb, che nella realtà egizia rappresentava la terra mentre Nut il cielo, erano in origine una cosa sola, fino a quando il dio Ra, infastidito da questa unione, comandò a Shu, divinità dell’aria, di dividerli, creando la distanza tra il cielo e la terra.

Nut generò allora il cielo, sostenuto da Shu, costretto a mantenere questa rigida posizione per sempre. Secondo il mito, il dio-sole Ra nel peregrinare notturno veniva divorato da Nut dopo il tramonto e rigenerato all’alba.
Nut divorava e faceva rinascere le stelle e per questa ragione era considerata divinità della resurrezione, una sorta di femminino creatore, in altre parole la raffigurazione divina che eccepiva l’accezione tradizionale maschile del Padre.
SARA
Nell’antico Egitto, l’universo era considerato creato da divinità femminili, mentre la tradizione gnostica e la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze nella forma allegorica, accennano a Sara, figlia della relazione tra Gesù e Maria Maddalena.
Questo legame rappresenta una visione alternativa alla dottrina cristiana classica che ha stigmatizzato queste idee un’eresia. Il cristianesimo storico ha di fatto atrocemente perseguitato il genere femminile nella convinzione settaria che le relazioni basate sull’amore umano potevano dequalificare l’autorità clericale da intendersi come via unica di salvezza.
Emerge quindi il conflitto epocale tra l’amore e l’autorità religiosa in cui la figura di Sara incarna una narrativa clamorosa a fronte del dogma confessionale che ha prevalso nel corso dei secoli dopo Cristo.
Author: V



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