La Grazia comune e la Grazia sono presupposti nodali del cristianesimo. La Grazia comune è concessa a tutti, buoni e cattivi, santi e demoni.
Ab origine, la benevolenza erga omnes nella Grazia comune del Signore è il mezzo attraverso il quale Dio permette financo ad un essere malvagio, a colui che non è stato rigenerato, di compiere un’azione utile o amorevole.
La Grazia invece ha il presupposto nella Natività ed é la leva che sostiene in un’esistenza che guarda ai peccati, che trasforma nell’attenzione costante alle questioni del Creatore. Nella Grazia tout court è Dio che fa il primo passo, nell’intento che l’individuo possa rinascere, risorgere da sé stesso, sia rigenerato.
Nella Grazia “maggiore” Dio é cercatore, non l’uomo.

Salmi 9,17
Il Signore si è fatto conoscere, ha reso giustizia; il malvagio è caduto nella rete, opera delle sue mani.
Rigenerati e non rigenerati sono entrambi esseri caduti. I rigenerati dalla Grazia proprio perché esseri caduti al peccato quanto coloro che non sono stati rigenerati, vengono accompagnati dal Signore.
I non rigenerati però, mediante la Grazia comune, beneficiano della misericordia e della pazienza dell’Eterno che effonde su di loro la capacità di contenere gli effetti malevoli della propria parte malata, frenandone in questo modo gli istinti malefici e distruttivi fondati sulla colpa primordiale e sull’illusione di riuscire ad organizzare da sé la salvezza.
Geremia 17,9
Niente è più infido del cuore e difficilmente guarisce!
Se non fosse per il sacro soffio della la Grazia comune l’apocalisse avrebbe già incenerito il mondo. Ciò porta ad ipotizzare che oggigiorno lo Spirito Santo concede ambiti d’azione diversi o maggiori al maligno, rafforzando l’immaginario escatologico che avvia il processo finale di epurazione delineato dal libro del Giudizio dell’evangelista Giovanni, che separa per sempre i giustificati dai non giustificati a fronte dell’Ira di Dio.
Naum 1,3
Il Signore è lento all’ira, ma grande nella potenza e nulla lascia impunito. Nell’uragano e nella tempesta è il suo cammino e le nubi sono la polvere dei suoi passi.
L’ ACCUSA DI PECCATO
Sulla soglia ipotetica del Giudizio Finale, lo Spirito Santo, nel ruolo dell’avvocato d’accusa, del Paràclito, elenca ad ognuno i capi di imputazione nella forma d’una requisitoria, d’una lista di tutte le colpe per indurre la gran parte a detestare il peccato.
L’ ammissione di colpevolezza fornirà in seguito l’ingresso nel Regno di Dio. Di fatto e per natura l’umanità è avversa a Dio ed è ostile a Gesù, tuttavia la funzione escatologica del Paràclito è e sarà quella di veicolare nel percorso che semplifica l’intercettazione della Grazia “maggiore”.
Atti 17,30
Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano
Il potere accusatore, l’esercizio e le modalità dell’accusa di peccato ascritti da Dio allo Spirito Santo sono considerati da Paolo nella lettera agli ebrei.
Ebrei 4,12
Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Il soprannaturale e il Paràclito guideranno al pentimento, fino a consentire la nascita di nuove relazioni con Dio, un numero crescente di rigenerati nella luce delle conseguenze che derivano dalle implicazioni del mondo con il maligno.
Lo Spirito Santo negli ultimi giorni attiva quindi una forma anticipata di Giudizio Universale per strappare dai dolori della fine, coinvolgendo le masse con l’ufficio della terza parte costitutiva della Trinità che difende accusando i peccati di tutti.
La condanna del Giudizio Finale colpirà invece chi, persino nella Tribolazione biblica, non potrà intercettare i soccorsi della Grazia, e per questo scartato e gettato nello stagno di fuoco.
La figura del Paràclito, ricopre dunque una funzione a metà strada tra l’avvocato difensore ed il pubblico ministero accusatore, perché libera dalla prigione agonica della seconda morte mediante l’addebito dei peccati.
La Sua “requisitoria” é l’occasione ultima di conversione e di rigenerazione nella trasformazione, prima che tutto sia compiuto.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo
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