Dal pulpito mediatico cola da anni un canovaccio affidato all’azione mimica, ad una pantomima delle suggestioni e del condizionamento di massa, la cui stucchevolezza rischia di infilare nel dimenticatoio, mentre il folclore, il voyeurismo ed una comprensibile richiesta di spiritualità hanno indotto a connettere simboli, numeri e colori ad una o più vite.
In effetti, il simbolismo e la numerologia ricoprono un ruolo importante nella Bibbia, nei suoi libri più celebri e nell’Apocalisse di Giovanni.
Numeri e simboli sostengono l’interpretazione del testo escatologico per antonomasia, contribuiscono ad ordinare i pensieri sulla promessa rivelata dai vangeli, si prestano ad una esegesi più fedele della fede.
Dunque nell’oscurità dell’abuso senza sosta perpetrato, da sé, una fioca luce affiora, un barlume di resistenza alla prevaricazione e al sopruso dei diritti fondamentali dell’uomo.
Il sostantivo resistenza include infatti un’accezione nobile che rimanda al retaggio storico e ai valori etici dell’umanità, edificatori di muraglie che hanno separato le migliori intenzioni dei popoli dai totalitarismi, conclamati o impliciti.
Tuttavia, la novità di una grigia realtà che aspira a recintare chi rimane incontaminato, che ha steso un velo di profonda amarezza sulle coscienze più leali a sé stesse, è in grado di porre gli individui recettivi verso rinnovate prospettive di rinascita.
In questo contesto, la numerologia, la reiterazione di gesti, la riproposizione sistematica di colori, di materie ed immagini, il mito, nel passato e nel recente sono stati proposti alla maniera di strumenti per ottenere informazioni da fonti soprannaturali altrimenti inaccessibili.
Il buio accecante del XXI secolo per inerzia guida dunque all’interpretazione escatologica dell’evangelista amato dal Signore, della stella che devasta e libera dai mali del mondo che, secondo Giovanni precipiterà sulla Terra insieme ad altre per incenerire il pianeta contaminato dalle guerre e dalle anime cadute nella rete di satana, principe del mondo.
In Apocalisse, capitolo 8 versi 10,11 si legge: ” Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono a causa di quelle acque, che erano divenute amare “.
Proseguendo sul modello allegorico e della numerologia biblica, peraltro contraffatte dai massmedia e prendendo ad esempio l’assenzio giovanneo, sostanza alcolica vietata in alcuni paesi e bandita in svizzera il 7 ottobre 1910 in virtù del manifesto che ne critica la proibizione in terra elvetica, una tecnica delittuosa, che ha trovato nella comunicazione indiretta, nel linguaggio subliminale dei gesti e delle associazioni cromatiche le sue espressioni, potrebbe convertirsi a profezia ?

Nelle Antiche e nelle Nuove Scritture il 7 indica completezza e rappresenta la totalità, Dio e la natura che si uniscono tra spirito e materia, laddove la locandina antiproibizionista, alla compresenza d’un gesto che richiama il mito egizio nella sensualità esanime della figura femminile trafitta dalla croce, propone modalità prossime al simbolismo mediatico di questi anni.
Il 7 ratifica la compiutezza della parola di Dio contenuta sotto il braccio di un anziano, d’un ibrido individuo in bilico tra il bene e il male, che segnala la fine d’un tempo e l’espressione “Messieurs…. c’est l’heure !”, “Signori…. è giunta l’ora !”.

lutto, da una metafora che spiega la ricerca del nibbio sopra le carogne e la
divinità femminile che guarda all’amato Osiride smembrato.
L’ipotesi simbolista, nel caso, assumerebbe una rilevanza ed una valenza profetica nella fattispecie in cui la sostanza oggetto della locandina rifletta l’assenzio biblico, in ragione del distico medioevale “Littera gesta docet, quid credas allegoria“, ovvero “la lettera (il testo) dimostra i fatti, ciò a cui devi credere lo spiega l’allegoria“, sul fondamento dell’interpretazione cristologica che volge allo Spirito Santo.
D’altro canto la posizione del braccio della donna in posizione di lutto, evoca non solo abitudini bulliste grossomodo recenti, in gran parte cadute in disuso perché non spiegate, non raccolte, né elaborate dalla maggioranza, ma anche il culto di Iside terminato con l’ascesa del cristianesimo tra il quarto e quinto secolo d.C, il cui mito può aver condizionato credenze e pratiche cristiane, come la venerazione di Maria, la madre di Gesù.
Eppure, l’uso abusivo dei simboli e dei colori che per un verso destabilizza nello sgomento, per l’altro acquista una diversa e più intensa luce quando viene vissuto sul versante di un finale rinnovatore che tutto trasforma, che mediante i significati simbolici del libro dell’Apocalisse sorprendentemente svela un avvenire nascosto da millenni di potere temporale.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo
TI POTREBBERO INTERESSARE



Lascia un commento