E’ il capitolo che richiama la frase entrata nel linguaggio comune per cui sbagliare è umano mentre perseverare è diabolico.
Il detto deriva dal più elegante latino di Sant’Agostino, il maggiore rappresentante della filosofia cristiana quando afferma : Humanum fuit errare, diabolicum est animositatem in errore manere, che fedelmente sta a significare : errare è cosa umana, perseverare (rimanere nell’errore) per superbia è cosa diabolica.

La sostanza del significato è tuttavia ripreso anche da scrittori e poeti del lontano passato come Cicerone, Livio, Seneca il Vecchio e da San Gerolamo. Quest’ultimo rappresenta la prima fonte cristiana che accoglie una locuzione somigliante, e scrive nell’epistolario in 57.12: errasse humanum est, letteralmente: é stato umano aver sbagliato. Più sibillino lo storico Livio, morto 17 anni dopo l’ascesa in Cielo di Gesù, che in VIII.35 nella sua
opera maggiore, Ab Urbe Condita, dove narra la storia antica di Roma fin dalla sua fondazione, dice: Venia dignus est humanus error, ovvero ogni errore umano merita perdono.
Un’espressione in armonia con i precetti cristiani del Nuovo Testamento,
Matteo 18: 21–22
Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me ? Fino a sette volte ?» 22 E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
nonostante lo storico sia vissuto in epoca imperiale e la sua vocazione politica non sia mai stata concretamente manifestata dalle fonti storiche, molte andate perdute.
Il centurione Longino
L’errore, cioè il comportamento o la condotta che Dio non approva, possono rivelarsi il mezzo attraverso il quale il Creatore di Tutto raggiunge i suoi obiettivi.
L’atteggiamento o il modo di agire che non sono in sincronia con i valori del Nuovo Testamento sono in ogni caso detestati da Gesù, sospendono l’attenzione fermando il moto verso la sua direzione.

Tuttavia lo sbaglio che riesce a pesare sulle coscienze è in grado di far accedere ad una profonda riflessione della mente che lo Spirito Santo sa accompagnare in una nuova e più vera realtà.
L’errore diviene allora una delle porte che recinta la casa di Dio, una porta socchiusa dove basta poggiarsi per aprirla.
Un modello macroscopico di errore cristianizzante è l’episodio vangelico del centurione Longino che fora il corpo di Gesù per verificare se é morto e ripulire i legni in croce in vista del sabato, giorno di festa per gli ebrei.
Il soldato che aveva partecipato alla crocifissione di Gesù, dopo il crollo del tempio, allo spirare di Cristo, ebbe guarita la vista dal sangue che sgorgava dal suo costato perforato dalla lancia in dotazione.
Matteo 15, 33 – 39
33 Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 34 All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» 35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» 36 Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».37 Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito. 38 E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39 E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!»
Fu l’assistere al martirio e alle torture mortali che probabilmente aprirono gli occhi al milite macchiatosi di una colpa senza confine e che invece lo Spirito di Dio sorprese e d’impulso guarì, perdonandolo.
Longino dopo la morte del Signore si dimostrò un fedele testimone di Gesù e successivamente alla Resurrezione mise a rischio la propria vita riuscendo a convertire alle fede cristiana i moltissimi che abitavano le regioni pagane sotto il dominio della prefettura romana.
Nella sua storia di cristiano Longino ebbe in dono dallo Spirito Santo anche un enorme coraggio e quando i miliziani di Roma lo raggiunsero per condannarlo a seguito del tradimento, rispose loro:
“Sono Longino, che state cercando, sono pronto a morire é il più grande regalo che possiate farmi è di eseguire gli ordini di chi vi ha mandato“.
L’ ERRORE ORIGINARIO ( Genesi 3:3)
ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete.
L’errore primigenio dell’umanità descritto in Genesi 3:3, nell’Antico Testamento, è stato il passo falso che condiziona tuttora le dinamiche sociali nel mondo e l’uomo, partecipe della vita dell’intero universo.
Essersi affidati ad una intelligenza secondaria, quella del “serpente”, appare la conseguenza di una condotta erronea trainata dall’invidia di chi compete con Dio nel tentativo vano di assorbirne ed inficiarne il potere sul creato.
L’invidia però non è un sentimento positivo, tanto meno costruttivo ed è stata sempre foriera di tutte le sventure che l’umanità ha sopportato e continuamente accusa su di sé.
Provando ad immaginare, come sarebbero andate le cose sulla Terra se invece Eva non avesse ascoltato la serpe malefica e con Adamo avesse fatto pieno affidamento sulle direttive impartitegli da Dio ?

Di certo l’uomo e la donna avrebbero conservato la vita eterna e, probabilmente, oggigiorno si muoverebbero senza inibizioni sul pianeta che abitano, facendo a meno di tutte le remore che affaticano tutti. Un mondo anarchico ? No, un mondo libero, privo di ciò che necessita, perché ogni cosa sarebbe stata data e niente sarebbe mancato.
Ad ogni modo, dal punto di vista meramente pragmatico, sentimenti distruttivi come l’invidia non avrebbero trovato terreno fertile, in quanto nulla sarebbe stato indispensabile, invece, a causa della malevolenza, tutto quello che di grandioso il Creatore aveva preparato è andato perso.
Una sapere assai riduttivo rispetto all’infinita sapienza che Dio emana ha minato l’esistenza umana, rendendola precaria e niente affatto desiderabile. Nessuno al mondo dovrebbe dirsi assolutamente felice, e chi dice di esserlo non ha completa coscienza di sé, né di ciò che gravita nelle vicinanze. Dio, vistosi tradito, non avendo ricevuto, né ora ricevendo l’incondizionata deferenza, ab origine, ha quindi inflitto al mondo potenziali e utili afflizioni.
Gesù infatti tornerà affinché il corpo celeste che ruota attorno al sole non seguiti ad essere governato da un’intelligenza inferiore, emersa dal cattivo sentimento, che non può fornire ciò che solo Dio può restituire. Allora l’errore che tolse il Tutto a tutti assume un’importanza grande se da esso si intuisce il futuro che viene promesso.
La fine dei tempi, sincrona al dominio di satana sulla Terra e che anticipa il Regno di Dio, ci viene raccontata in forma apocalittica, la devastazione di gran parte del mondo contraddistingue di fatto le parole degli evangelisti e dei profeti, grossomodo in accordo su ciò che accadrà.
In concreto, l’errore che fecero Eva e Adamo successivamente è costato ai “terrestri” la discendenza divina, e il diavolo o ciò che lo riguarda hanno dirottato i comportamenti umani rendendoli spesso odiosi a Dio.
Tuttavia, poiché il diavolo è il mezzo attraverso il quale Gesù Cristo talvolta attua i suoi propositi, il retaggio biblico che si può acquisire da Genesi 3:3 è che l’affidarsi ora e fino alla fine a Dio risparmia a ciascuno la maledizione del fuoco eterno che brucia qualsiasi speranza di vita, compresa la meno desiderabile.
QOELET 10,4: Se l’ira di un potente si accende contro di te, non lasciare il tuo posto, perché la calma pone rimedio a errori anche gravi
Il fatto di aver vissuto una miriade di esperienze nella vita terrena non concede a Qoelet (Antico Testamento, Sapienziali) alcun risultato tangibile, di una qualche utilità, tutto si dimostra frivolo ed inconsistente, per questo l’errore di un potente e quello di uno sconosciuto finiscono per avere il medesimo metro di valutazione nel giorno del giudizio.
Le cose buone e quelle cattive sono mera vanità, tutto in Terra è vanità, vanità delle vanità, se non accompagnano a Dio.
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
Canto 34,75 Orlando furioso
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desidèri sono tanti,
che la piú parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.
Nel mondo accade tutto e tutto il contrario, dice difatti Qoelet: ” 7,15 Nei miei giorni vani ho visto di tutto: un giusto che va in rovina nonostante la sua giustizia, un malvagio che vive a lungo nonostante la sua iniquità“.
Darsi o cercare giustizia è un correre dietro al vento; il che non avrebbe dovuto impedire di affidarsi alle norme di Dio promulgate dagli angeli e scritte da Mosè la prima volta, aderenti ai Vangeli che raccontano Dio farsi uomo, la seconda volta.
Mosè e specialmente Gesù hanno mediato tra Cielo e Terra affinché la Promessa della Vita Eterna raddrizzi le insufficienze delle regole temporali quando il Nuovo Testamento non trovi vera attuazione, perché dice Qoelet : “12,14 …Dio citerà in giudizio ogni azione, anche tutto ciò che è occulto, bene o male“.
Quel giorno severo certamente il senno avrà sconfinato nel Regno di Dio, trascendendo ogni potere terreno che, a quanto sembra, “a comun danno impera” (G. Leopardi); a quello del potente, dello sconosciuto e del mondo tutto; allora al pianeta che sarà terminato resteranno solo pazzi e nessuno più savio da salvare, ché solo un pazzo può pensare “di non aver nulla a sperare dopo la morte” (G. Leopardi).
Che sia l’errore di un potente o di uno sconosciuto, si sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore salverà il peccatore e sanerà al contempo molti dei peccati suoi (Giacomo 5,20).

Il tema della vanità mondana, della locuzione latina vanitas vanitatis di Qoelet è stato artisticamente elaborato da Luigi Miradori, (Genovesino) nel Cupidon endormi in cui si raffigura il corpo consumato dalla mera futilità delle cose senza Progetto, e per questo i rimasti soprattutto peccatori moriranno per sempre. Tutto allora è vanitas vanitatis votata alla morte quando impedisce di riconoscere Dio.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici e dei vangeli canonici e apocrifi, ma è opinione e sintesi di un cristiano, non di un teologo.


