L’arte cristiana nell’arte sacra
Uno degli elementi costitutivi dell’arte cristiana che racconta la vita di Gesù è certamente il realismo ma, riproducendone le sofferenze, esprime al tempo stesso l’idealismo ed il simbolismo che conduce al Nuovo Testamento e alla prova che Il Figlio di Dio che soffre e muore é vincitore perché preannuncia il Regno del Padre.
Le arti sacre come l’arte cristiana contengono diverse funzioni, una delle quali è quella di facilitare la comprensione dei precetti religiosi, in questo modo l’uomo può acquisire più velocemente i concetti legati alla cristianità.
Il realismo delle rappresentazioni restituisce all’osservatore intimità con Dio che è nell’opera, aggiungendo un livello ulteriore di confidenza a quello già definito dalla preghiera e dalla lettura del Vangelo. Le arti connesse al divino sono infatti contemplative e per questo favoriscono il dialogo con colui che ha dato la luce al Tutto, incoraggiandone la diffusione ed il retaggio culturale.
L’arte sacra in buona sostanza è un ottimo modo per imparare la religione ed avvicinarsi a Dio.
IL GIUDIZIO UNIVERSALE DI MICHELANGELO

L’opera del pittore fiorentino presta il fianco a letture divergenti, impossibile pertanto trovare un elemento portante nell’affresco che non sia la seconda parusia.
Michelangelo riveste con la Fine dei Tempi la Cappella Sistina in un epoca di contrasti tra ideale cattolico e protestante ma, guardando ai nostri giorni nella Fine del Mondo disegnata in Vaticano pare prevalere l’angoscia che l’artista delimita tra le lunette della parte di sopra del capolavoro e l’inferno in stile dantesco nella base inferiore dell’affresco.
Al centro Dio minaccioso separa chi desidera accanto dai dannati che scaccia dal Suo perimetro con un gesto singolo. Alla Sua destra Maria Vergine, in atteggiamento dimesso e rinunciatario concede al Figlio di “fare censimento” e porre così le fondamenta del proprio Regno.

Sull’espressione, il viso e la dinamicità dell’immagine di Dio che sbotta dalla regione centrale del Giudizio Universale Vasari, studioso, architetto e storico dell’arte del 16° secolo disse: «èvvi Cristo il quale sedendo con la faccia orribile e fiera ai dannati si volge maledicendoli».
Maria non sembra dunque aver voce in capitolo sulla decisione irreprensibile di Gesù ed incurante tende un’occhiata laterale verso coloro che Cristo salva. Dalla Madonna non emerge misericordia, pietà o giudizio e si affaccia in Lei il desiderio che il tempo sulla Terra giunga al termine.
In basso, alla destra dell’osservatore, quelli che sono stati respinti dal Giudizio Finale, insieme agli angeli che menano i dannati, danno la stura alla sezione più dinamica dell’opera, che ha in parziale evidenza il reprobo seduto mentre con una mano si copre il volto e l’occhio sinistro.

Figura che è simbolo della disperazione e del rimorso, cinta da un serpente, tirata giù verso l’inferno da un demone che gli serra le gambe, e che non sa darsi pace per quanto avviene.
Nella porzione superiore di sinistra la salita degli eletti, di coloro che hanno superato la prova presso la cattedra di Dio, di cui uno è di colore, mentre vengono accompagnati dal volo degli angeli al Regno del Padre.
Sul medesimo parallelo la resurrezione dei corpi e uomini che emergono dalla terra, dalle tombe e che recuperano la fisicità e la percezione di ciò che ora è reale.

C’è financo chi è solo a metà della mutazione e ancora scheletrito volge gli occhi incredulo ai corpi già in ascesa. Le vicende del Mondo lasciano il passo alla vittoria del Bene sul Male.
Giudizio Finale
Il cristiano traduce il Giudizio Finale come il giorno in cui sull’uomo, sul mondo, sui corpi celesti e sull’intero Universo il proposito originale del Creatore sta per essere compiuto.
L’umanità sulla Terra, essendo stata contaminata dal male, dopo che Dio ab origine fu tradito dalla sua stessa creatura, ha definito un mondo imperfetto ed ingiusto, uno spazio sferico di espiazione che non avendo alcuna potenzialità di prosecuzione dei tempi suoi ha in provvidenza l’attesa del Giudizio Universale e la Pace come Istituzione.
Il Giudizio Universale
Il giudizio finale consiste nella sentenza di assoluzione di felice vita senza fine o di eterna condanna che Gesù, tornato come Giudice dei vivi e dei morti, emetterà su tutti coloro che hanno messo piede sul Pianeta che gira attorno al Sole, chiamati in consesso dinanzi a Lui.
Uno dei riferimenti, sottolineato dalla comunità cristiana, sulla Fine dei Tempi è il racconto che Matteo fa nel Nuovo Testamento delle parole di Cristo:

Matteo 25, 31 – 46
31 «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso. 32 E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; 33 e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli della sua destra: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; 36 fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi". 37 Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?" 40 E il re risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me".
41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! 42 Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; 43 fui straniero e non m'accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste". 44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: "Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?" 45 Allora risponderà loro: "In verità vi dico che in quanto non l'avete fatto a uno di questi minimi, non l'avete fatto neppure a me". 46 Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna».
Il finale terreno dei profeti
Per la chiesa cattolica ogni battezzato partecipa alla Profezia, ogni cristiano è pertanto profeta perché, avendo in dote lo Spirito Santo, è in grado di essere portavoce della Vita di Gesù Cristo.
La storia delle religioni e del cristianesimo annoverano profeti conosciuti in tutto il mondo come Ezechiele, Enoc o Daniele, delegati da Dio e guidati dallo Spirito Santo nel parlare per Suo conto.
Il profeta comunica quindi la volontà del Creatore e, talvolta, annuncia eventi futuri in forza di un nesso con le intenzioni di Dio.
Dal libro di Ezechiele
1:1 Il trentesimo anno, il quinto giorno del quarto mese, mentre mi trovavo presso il fiume Chebar, fra i deportati, i cieli si aprirono, e io ebbi delle visioni divine. 2 Il quinto giorno del mese (era il quinto anno della deportazione del re Ioiachin), 3 la parola del SIGNORE fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Chebar; in quel luogo la mano del SIGNORE fu sopra di lui.

Da Ezechiele
1 La mano del SIGNORE fu sopra di me e il SIGNORE mi trasportò mediante lo Spirito e mi depose in mezzo a una valle piena d'ossa. 2 Mi fece passare presso di esse, tutt'attorno; ecco erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche.
3 Mi disse: «Figlio d'uomo, queste ossa potrebbero rivivere?» E io risposi: «Signore, DIO, tu lo sai».
4 Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa, e di' loro: "Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!" 5 Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: "Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete; 6 metterò su di voi dei muscoli, farò nascere su di voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono il SIGNORE"». 7 Io profetizzai come mi era stato comandato; e come io profetizzavo, si fece un rumore; ed ecco un movimento: le ossa si accostarono le une alle altre
Quella del campo disseminato di ossa è infatti una delle visioni più celebri di Ezechiele e nella rappresentazione delle parole del profeta gli scheletriti che tornano a vivere al soffio di Dio, è per i cristiani il simbolo della resurrezione della carne.

Raffaello invece accennando alla visione del carro del profeta che nacque nel 620 A.C. nel regno di Giuda, mette in evidenza l’apparizione di Dio al seguito dell’Angelo San Matteo che scende dal cielo per sanare il mondo.
L’immagine imponente di Dio, retto dai putti e accolto in gloria dall’angelo, che irrompe dalla volta celeste e rischiara un cielo plumbeo è la realizzazione dell’escatologico cristiano che si affida al ritorno del Creatore per porre fine ai mali dell’uomo.
Raffaello nella sua opera replica parte del lavoro di Matthäus Merian che descrive nei particolari la Visione del Carro raccontata dal profeta Ezechiele. In quest’ultima, sulla guida dei versetti del profeta, l’apparizione è un carro cinto di esseri celesti accompagnati da “una figura dalle sembianze umane”.

Quattro esseri sono la struttura di base del carro. Questi esseri sono chiamati le “creature viventi” . I corpi delle creature sono “come quelli di un essere umano“, ma ciascuno ha quattro facce, che corrispondono alle quattro direzioni cardinali nelle quali il carro può muoversi . Le facce sono quelle di uomo, di leone, di bue e di un’aquila. Poiché sono quattro gli angeli e ciascuno ha quattro facce, in tutto sono presenti sedici facce.
Enoc nel Nuovo Testamento
Oltre la morte, Ebrei 11,5
“Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti, prima che fosse portato via, ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio”.

Gerard Hoet (1648–1733) Fonte wiki
Enoc nel Vecchio Testamento
Genesi; cap. 5, v 21 – v24
Enoc aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. 22Enoc camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. 23L’intera vita di Enoc fu di trecentosessantacinque anni. 24Enoc camminò con Dio, poi scomparve perché Dio l’aveva preso.
Enoc é un soggetto biblico antediluviano, ovvero un personaggio attivo nell’Antico e nel Nuovo Testamento che ne sottolineano la relazione con Dio in una fase storica dei riferimenti cristiani antecedenti il Diluvio Universale.

La rappresentazione della pioggia apocalittica di Dorè mette in risalto i corpi di uomini, di donne, di giovani creature e di una mamma tigre che afferra con i denti un cucciolo mentre provano a salvarsi aggrappandosi ad una sporgenza terrena non ancora coperta dalle acque copiose mandate da Dio
DANIELE
Daniele raccontato Da Matteo 24, 14 – 22
14. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.
15. Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l'abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele - chi legge, comprenda -, 16. allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17. chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18. e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! 20. Pregate che la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. 21. Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.
Matteo senza mezzi termini definisce Daniele profeta e lo menziona con riferimento alla Fine dei Tempi che giungerà quando il Nuovo Testamento sarà conosciuto in tutto il mondo.

Gesù simboleggia la distruzione di Gerusalemme con l’apocalisse terrena e descrive i giorni della devastazione che colpiranno il pianeta attorno al sole tanto spaventosi da non voler più ripetere, mentre soltanto grazie a coloro che saranno assolti verranno ridotte le giornate di sofferenza e di tribolazione.
LE QUATTRO BESTIE
Daniele 7: 2 – 3
Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna, ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mare Grande e quattro grandi bestie, differenti l'una dall'altra, salivano dal mare.

Libro di Daniele 7: 23 – 27
23. Egli dunque mi disse: "La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la schiaccerà e la stritolerà. 24. Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re 25. e proferirà parole contro l'Altissimo e insulterà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge. I santi gli saranno dati in mano per un tempo, tempi e metà di un tempo. 26. Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. 27. Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e gli obbediranno.
Nonostante il testo si presti alle interpretazioni, la partecipazione di una figura angelica soccorre Daniele nella lettura della visione avuta in sogno. Le quattro bestie, per l’esegesi dominante rappresentano quattro regni che stabiliranno il loro potere sulla Terra, ma solo i santi dell’Altissimo possederanno il regno per sempre e in eterno.
Sulla quarta bestia e sulla sua disfatta, il vicino in aiuto, ovvero colui che è chiamato in ausilio dal profeta aggiunge e spiega: “La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la schiaccerà e la stritolerà“……………..”Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e gli obbediranno“
Conclusioni
Accenni artistici del destino del genere umano sono impliciti all’origine della cristianità. Cranach il Vecchio, con uno dei celebri dipinti che nel XVI secolo replica l’umanità fatta pudica dal peccato primordiale, disegna Eva che cede ad Adamo il frutto proibito, per cui l’inosservanza della prima e vitale direttiva di Dio ha edificato una realtà che, se paragonata alle teorie creazionistiche che guardano ad un tempo abiblico non vissuto (Teoria dell’Omphalos), è relativamente recente e impedisce la realizzazione del Progetto Originario.
L’ esistenza di una vita non raccontata è l’elemento svelato da tutta l’arte sacra che prende spunto del libro della Genesi dell’Antico Testamento che, in apparente contraddizione, denota la presenza dell’ombelico nelle raffigurazioni del primo uomo e della prima donna, fino a voler spiegare un passato antecedente il creato biblico, per cui la misura del tempo, della vita e dell’universo si distinguono da un altro spazio temporale che li ricomprende.
Che il tempo standard sia o meno multiplo di un’altra qualità di tempo non contesta che una vita ci è stata data, ontologicamente nelle forme di una realtà assistita per Grazia divina proprio a causa del peccato primordiale, laddove le direttive di Dio hanno reso e rendono l’esistenza bella da vivere, perché dirige nel futuro verso ambiti senza misura.
La regola nel Vangelo concede ad Adamo ed Eva di rinascere nei secoli e li tiene distanti dal maligno, dalla presunzione e dalla superbia di un avvenire perfetto. In effetti, a tutt’oggi, né la politica, né le ideologie hanno salvato il mondo. Le espressioni collettive si sono dimostrate incomplete e relative ad altre forme comunitarie, sociali o di governo.
Il destino ultimo ha in sé pertanto la vera ricostituzione sociale prendendo a riferimento Dio senza riserve, modello ideale di ciò che è veramente giusto. Di fatto, la “pazienza” di Dio nei tempi ha offerto e offre di ragionare su quanto è soggettivamente o relativamente giusto, su quanto è vera giustizia perché assoluta in quanto generata da Dio.

Nella storia quando si è smesso di aspettare l’intervento di Dio, l’utopia rivoluzionaria ha avuto il sopravvento e la volontà umana ha preso su di sé la responsabilità del proprio destino, relativizzando ciò che è propriamente ontologico e dell’Assoluto, scavando in questo modo le fondamenta ai totalitarismi, talvolta dissimulanti l’idea democratica.
Dio stesso d’altro canto recinta in un santo perimetro arbitrio e indipendenza, stabilendo un “giogo leggero” che dà reale libertà, a fronte dell’evidenza che il fondamentalismo da una lato e il libero pensiero dall’altro sono due falsi estremi in storica tensione e che assenza di Dio e libera determinazione non hanno mai prodotto libertà, ma decadenza morale e distruzione.*
Il contenuto del capitolo ha usufruito dei commentari biblici e dei vangeli canonici e apocrifi, ma è opinione e sintesi di un cristiano non di un teologo.
*Sintesi dal libro “Con Dio non sei mai solo” Papa Benedetto XVI


