Alcune interpretazioni laiche e psichiatriche suggeriscono che gli stati di estasi sperimentati dai santi possano essere interpretati come vivide fantasie nella mente di persone particolarmente sensibili.
Questi stati d’animo alterati potrebbero indurre a confondere esperienze autoerotiche o sessuali con incontri di natura divina. La questione solleva interrogativi sul confine tra l’esperienza mistica e le dinamiche psicologiche, mettendo in luce la complessità dell’esperienza umana di fronte a fenomeni considerati sacri.
Si tratta di un tema che invita a riflettere sulla relazione tra religione, psiche e fantasia. Nel misticismo cristiano, queste manifestazioni rappresentano fenomenologie spirituali profonde che riflettono l’unione intensa tra l’anima, la persona e Dio.
E’ la sacra incursione del soprannaturale che termina con un divino assalto passionale. E’ la risultanza del forte desiderio d’amore con la Entità ultraterrena che genera un conflitto emotivo tra il dolore e la dolcezza effusi da un dono espiatorio che spinge verso l’accettazione di un’amorevole penitenza.
Descritte anche come estasi tormentose, la tangibilità di questi aspetti religiosi è considerata la parte più avanzata di un percorso mistico individuale che talvolta sfocia in episodi corporali, nelle stigmate di Padre Pio o nella trasverberazione di Santa Teresa d’Avila.
Queste manifestazioni segnano una predilezione celeste e rappresentano l’ingresso spirituale nella “Famiglia di Dio” che provoca un intenso e folle desiderio di corrispondenza fino a generare un travaglio interiore, delicato e tormentoso al tempo stesso.
L’agiografia fenomenologica descrive la rivelazione un tormento così vivo da far uscire fuori di sé, e tale, da trasportare l’anima in un’estasi, ma al contempo così dolce da non poter essere paragonata ad alcun piacere sulla Terra, cosicché si desidera costantemente di ripeterla perché è afflizione d’amore che anticipa il matrimonio spirituale.
Nel dettaglio, le manifestazioni mistiche come le estasi, le piaghe d’amore e la trasverberazione sono perlopiù episodi ricorrenti che incidono sulla sensibilità fisica e psicologica coinvolgendo i cinque sensi umani: vista, udito, olfatto, gusto, tatto, ai quali di recente la scienza ha aggiunto la propriocezione, ovvero la consapevolezza, senza guardare, della posizione del proprio corpo nello spazio che, traslata all’esperienza divina diviene la capacità di localizzare la Presenza nello spazio circostante.
Dal punto di vista concreto può assumersi una scala dei valori delle sensibilità che evidenzia le differenti intensità delle percezioni sensoriali che, riguardo al tatto, spaziano dall’impressione filiforme, alla massa eterea dinamica più o meno estesa e soprattutto incorporea, oppure puntiforme, alla pressione fisica locale, alle temperature, che unitamente o nello specifico confluiscono nella sfera emotiva per integrare il fenomeno con i sentimenti e con la propriocezione rispetto a Dio, fino ai casi di audizione e di visione vera e propria.
Author: V



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