Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

Il sentiero estatico

3–4 minuti

Così come è intesa dalla Chiesa, l’estasi rappresenta una condizione di accresciuta percezione spirituale che ravvicina Dio e rapisce l’anima.

La fede ortodossa cataloga le fenomenologie estatiche “doni graziosi” che non giungono per merito, potendo manifestarsi nei modi di un fenomeno intimo, ignoto e intenso che coinvolge sia lo spirito che il corpo.

L’estasi cristiana non tende soltanto a Dio, assumendo funzioni evangeliche e didascaliche che possono ricadere sul mondo.

L’interpretazione estatica scritturale è una prospettiva che si discosta dalle filosofie unitarie, dall’etica precristiana e dallo gnosticismo, figurando l’estasi un incontro tra il moto ascensivo dell’eros e della passione corporea con la dinamica discensiva dell’agape, dell’amore gratuito e incondizionato.

L’estasi è carisma dello Spirito Santo, giunge per grazia e consente all’individuo di superare i limiti della sensibilità terrena, mentre l’identità nativa diviene strumento di Dio.

Le estasi assumono pertanto valore trascendentale e sono ampiamente documentate dal diritto canonico. Le manifestazioni del divino simboleggiano e attuano la redenzione oltre la conversione spirituale attraverso la compenetrazione della natura umana con quella sacra.

Generalmente, il significato estatico riposa nel perdono per cui, una volta raggiunta la maturità spirituale, il sentiero estatico, lambendo il minimo della distanza da Dio sulla Terra, dissolve l’intento di rivalsa.

La letteratura cristiana annovera testimonianze celebri come quella di Santa Teresa d’Avila, che definì l’estasi: “…un rapimento dell’anima e una trasformazione dei sensi“. L’arte dal canto suo trascrive con Caravaggio l’estasi della Maddalena che anticipa la Resurrezione dopo la crocifissione in seguito al primato della visione del Risorto.

Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento.

(Santa Teresa d’Avila, Autobiografia, XXIX, 13)

L’esperienza estatica non è soltanto una questione interiore, mostrandosi con sensazioni fisiche intense, con un calore seducente e un fuoco erotico che l’arte cinquecentesca non ha mancato di restituire nella fusione di corpo e di spirito nel dipinto “L’estasi di Maria Maddalena”.

Estasi di Maria Maddalena, Caravaggio XVI secolo

Dal punto di vista religioso e mistico l’estasi annette a Dio, allo Spirito Santo, mediante uno stato d’animo in cui il pensiero è pervaso dall’entità ultraterrena, dal dolore e dalla sofferenza in un sincretismo emozionale.

L’estasi infatti è spesso accompagnata da sofferenze psicofisiche che richiamano quelle di Cristo, come le piaghe o le stimmate, finalizzate alla liberazione dai peccati.

Secondo un’interpretazione scritturale, l’estasi, nel ciclo di transizione spirituale, liberò la Maddalena da sette demoni.

L’estasi è dunque speranza di Salvezza, mistica ed empirica, che recapita ai credenti il messaggio autorevole di fiducia che giunge dai testi sacri, dall’esperienza e dal modello cristiano, indipendentemente da tutto quello che si è commesso in passato, indipendentemente dai preconcetti.

E’ sentimento che aleggia e scivola così dolcemente sull’epidermide che, spingendosi fin dentro il corpo, erompe in gemiti di apparente dissolutezza poi, quando per un momento sembra risparmiarsi, lascia delicatamente turbati del grande amore divino.

E’ eros e agape, nella dimensione intermedia tra Cielo e Terra, dove desiderio e congiunzione metafisica aderiscono in un amore sottile, tenero e gratuito, a tal punto da poterlo spartire con chi pensa che si sia perso il senno.

Michele Arcangelo Michele schiaccia satana
di Guido Reni 1636

L’arcangelo Michele è l’angelo guerriero. Arcangelo sta a significare “angelo di più alto rango“. Michele nelle Scritture è la figura angelica che combatte contro spiriti maligni, principati e governi del mondo. Nonostante la Bibbia non si soffermi sulle singole caratteristiche di Michele, se ne deduce che l’arcangelo più celebre della letteratura biblica è un essere potente al servizio di Dio.

Benché la potenza e l’autorità che Michele esercita con le milizie celesti sia affascinante, la sottomissione al Padre Eterno é totale. L’ arcangelo Michele è il difensore del popolo di Dio; ricopre un ruolo di primo piano nei giorni della fine dei tempi, assiste il genere umano nella guerra spirituale inasprita dalla Tribolazione vaticinata dal libro della Apocalisse.

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