Le parole di Gesù “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra ?” trascritte da Luca in 18,8 richiamano le sorti ultime dell’uomo e dell’universo, la profezia riportata da Matteo in 24, 9 – 13:
9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
e la lettera paolina in 2 Tessalonicesi 2,3 che ricorda che prima della fine del mondo l’apostasia sarà espressione di pratiche religiose infide e ingannevoli.
Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione
Proprio per questo il Figlio dell’uomo raccomanda che la fiducia in Dio sia perseverante, viva, resiliente e instancabile, affinché non sia intaccata dalle tribolazioni o piegata dalle persecuzioni. La domanda di Gesù è una domanda retorica. Essendo Egli il tramite di Dio sulla Terra ed essendo Lui stesso Dio, conosce l’esito di Tutto e rivela una preoccupazione.
Dal punto di vista sinottico il ritorno del Salvatore avviene in un momento in cui la fede è indebolita dalla rassegnazione, dall’ingiustizia, dalle difficoltà e dal dubbio sulla Sua presenza.
Il Messia mette in guardia sulla potenza corruttiva del sacrilego che profitta dello stato di necessità per piegare le volontà umane nel corso di un periodo di grande turbamento quando molti si tradiranno e si odieranno; mette sull’avviso sul ciclo catastrofico della Rivelazione quando la popolarità dei falsi profeti dirotterà moltissimi nell’abisso del finimondo, deviati inesorabilmente dalla salvezza.
Il verso lucano in 18.8, legandosi con l’apocalisse cristiana, spiega che il raffreddamento delle relazioni tra le persone nella condizione di tribolazione globale è il fulcro della profezia cristica e che coloro che persevereranno fino alla fine riceveranno il segreto della vita, il mistero che interconnette corpo e spirito all’eternità, raccomandando di essere resistenti nell’ora che si predice difficile ai veri credenti.
L’anticonformismo e l’abbandono delle convenzioni rendono certamente più vulnerabili, ma anche più forti e più liberi, perché si diventa “prigionieri” di Dio, non di sé stessi e del mondo.
La testimonianza di Luca ha anche un secondo risvolto interpretativo: l’auspicio che, a discapito della “maleducazione etica e religiosa”, dell’ignoranza incosciente e autodistruttiva, quando il Signore tornerà troverà persone pronte a ricevere le Sue grazie e i Suoi doni che impegnano nella devozione costante che trasforma l’animo umano e lo rende idoneo alle manifestazioni divine alla fine di un mondo pianificata dall’eternità, dove il Padre accoglie l’umanità della quale si è compiaciuto.
IL PUNTO DELLA QUESTIONE
La questione nevralgica staziona nell’evidenza delle circostanze mondane, laddove il beneficio fittizio dell’accettazione terrena, tornaconto di modeste proporzioni rispetto alla restituzione della dimensione e dello spazio divino, compromette di fatto una ricompensa di gran lunga maggiore.
La malafede, l’apostasia, l’ipocrisia verso sé stessi e gli altri o finanche una sorta di pigrizia morale, simboleggiano la sfiducia e che un premio smisurato a dispetto delle aspettative civili non si realizzerà mai, che un Dio ultraterreno, buono e giudice non esiste.
Eppure, la storia è stata il patibolo di martiri indimenticabili che hanno deliberatamente sacrificato sé stessi, coscienti e convinti dall’Alto sulla doppia natura delle persone, quella umana e quella divina, alla quale non hanno voluto rinunciare servendo ragionevolmente, prima che eroicamente, l’Eterno financo in punto di morte.
Oggigiorno, pertanto, servire Dio significa abbandonare sterili e goffi rituali, affidarsi a occhi e orecchi impavidi che valutano con saggezza, concretezza, misura e timore di Dio l’udito e il visto, l’udibile e il visibile al fine di assumere comportamenti inequivocabili e condotte pubbliche che agevolano il Giudizio del Creatore.
Author: V



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