Le Scritture cristiane differentemente da altre confessioni implementano la profezia e la Bibbia raccoglie nelle sue pagine il futuro dell’umanità. In un linguaggio difficile da interpretare, antico e nuovo testamento comprendono due giudizi e due eternità.
L’escatologia che guarda al destino finale è ripresa con dovizia di particolari dall’apocalisse giovannea, ultimo libro neotestamentario dove un angelo rivela all’apostolo tra i più amati dal Signore la Ragione e la cronografia della fine dei tempi.
La fine del mondo si articola in due giudizi: il Giudizio delle Nazioni e il Giudizio del Trono Bianco. Il primo celebra la fine delle Grande Tribolazione, condanna agli inferi gli ingiusti e accoglie i giusti nel Regno Millenario.
Coeva al Giudizio delle Nazioni giunge la prima resurrezione e la prima eternità è donata ai risorti e ai rapiti tornati sulla Terra con il Signore conclusa la Grande Tribolazione.

Il secondo Giudizio e la seconda eternità coincidono cronologicamente con le “sentenze” del Grande Trono Bianco che introduce la Nuova Gerusalemme, i Nuovi Cieli e la Nuova Terra, in un Nuovo Universo dove l’immortalità è unanimemente condivisa dai giustificati. Ogni cosa è perfettamente predisposta dalla mente perfetta di Dio al fine di rendere l’ideale all’uomo.
Nei Nuovi Cieli l’eternità di Dio sperimenta l’immortalità dell’uomo, mentre nel Regno Millenario del Signore, dopo la separazione dei credenti dai non credenti, coesistono mortali e immortali.
E’ la sintesi estrema della lettura testuale del Libro della Rivelazione che restituisce segni del progetto ultraterreno finalizzato all’adattamento del genere umano all’eternità.
Un disegno ingegneristico soprannaturale che calcola tutte le variabili e la latitanza dei giusti sulle parole trascritte da Luca.
Luca 18, 7 – 8
7 E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui ? Li farà forse aspettare a lungo? 8 Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Rinvenire la Fede sulla Terra è la verifica ultima di Dio. Lui darà la risposta a Sé. Nel primo avvento l’epilogo fu tragico, come da disposizione del Padre che in questo modo ha accollato i mali della Terra alla seconda persona della Trinità per insegnare la via della glorificazione.
Sul monito riportato da Luca si immagina se una defezione di credenti sarà la causa del ripetersi del sacrificio di oltre duemila anni fa, se Dio ripresenterà al Signore la responsabilità di redimere l’umanità caduta con un secondo atto espiatorio come fu con la croce, oppure se l’Eterno rivendicherà l’estraneità del Figlio ai fatti del mondo ascrivendo l’impenitenza e quindi il peccato alle creature marchiate indelebilmente dal male.
Sono una serie di interrogativi che insorgono dopo la lettura meno ortodossa del Vangelo, consona alla lungimiranza impareggiabile del Signore testimoniata da Luca.
Dal punto di vista della “meccanica esegetica”, poiché la mente di Dio è imperscrutabile e la variabile di Luca concretizzabile, sono riconoscibili eccezioni al significato dell’apocalisse secondo la tradizione teologica cristiana.
IL MONDO SENZA GIUDIZIO FINALE
L’assenza di giusti sui banchi del Giudizio delle Nazioni non consente l’avvio del Regno Millenario, mentre l’immortalità e la prima resurrezione sono negate all’umanità che preserva la maledizione del peccato originale.
Il mondo gravita secondo i parametri tradizionali che prevedono nascita, vita e morte fisica; ogni possibilità futura è preclusa. Lo scopo dell’esistenza è il qui e ora, l’accumulo di ricchezze, l’edonismo prodotto dalla provvisorietà della vita e dalla privazione di riferimenti etici. Le azioni dell’uomo sono improntate all’istinto di sopravvivenza e a quello di sopraffazione; tout court è homo homini lupus.
Uno dei mondi della Creazione rifiuta Dio, e Dio abbandona il mondo che
Apocalisse 21,1
E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.
il Padre Eterno lascia orbitare nel vecchio spazio cosmico fino alla fusione apocalittica rigeneratrice dell’universo ma non dell’uomo.
Ebrei 11,3
Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.
GESU’ SENZA GIUDIZIO FINALE
La visione profetica sulla fine dei tempi si concentra sulla Tribolazione, sul Rapimento e sul secondo avvento di Gesù Cristo. Il Rapimento è l’apocalisse. Il Messia compare e libera i credenti dal mondo angosciato dalle sofferenze della Tribolazione e spiega che Gesù non è di questo mondo, che il Signore inabita i mondi che sceglie accanto al Padre.
Giovanni 18,36
Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”.
La mancanza dei credenti si propone come uno degli aspetti dell’escatologia cristiana e riguarda soprattutto l’umanità, non Gesù che fruisce della guida di Dio onnisciente e onnipresente in relazione al Creato non al mondo.
1 Corinzi 15,50
Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità.
In una simile eccezionale circostanza, prevista dal Vangelo, è pensabile che il Signore non incontra nessuno nell’aria, che non ci sono risorti né risurrezioni, che il Salvatore rientra alla destra del Padre, mentre guerre e immoralità dissimulano la fine del mondo e il pungolo delle false religioni.
1 Tessalonicesi 4, 16 – 17
16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17 quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo
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