Lettera agli Ebrei è un componimento esortativo che fa parte del Nuovo Testamento, presumibilmente indirizzato ai cristiani di origine ebraica di stanza a Roma, in difficoltà e sul punto di perdere la fede.
Un opera che soltanto a margine assume i connotati di una lettera, che si pensa sia stata scritta entro il primo secolo dopo Cristo.
Il Testo esordendo al cap 11 con l’enucleazione del concetto di fede, spiega anzitutto che l’autore, sebbene incerto, avesse analitica coscienza dell’antico testamento e al tempo stesso una profonda esperienza della cultura ellenica:
Ebrei 11,1:
La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.
Eppure, nella lunga e difficile storia dell’umanità, nello scetticismo appartenente alla modernità, lo Spirito del Creatore s’è manifestato più volte, in cose o persone che, in forma diversa, appaiono consacrate nel servizio a Dio. Così, attraverso un rovo ardente, lo Spirito di Dio si é rivelato a Mosè, quando in era antidiluviana decise di assegnare al profeta la responsabilità delle Tavole della Legge.
A differenza delle teofanie, delle esperienze mistiche in cui la divinità si mostra direttamente, Dio nelle sua infinita potenza decide di scegliere ogni fattezza a Lui gradita nel soccorso ai suoi figli in difficoltà sulla Terra.
La ierofania è una di queste fattezze, che nel dettaglio si risolve in una modalità pseudo-comunicativa. Il termine deriva dal greco antico, ed accoglie il significato di “Sacro che si mostra“.
Il Rovo ardente che appare al profeta della Legge di Dio, é quindi una ierofania.

L’espressione è stata coniata dallo studioso rumeno Mircea Eliade, che in un suo testo del 1982, “Religione in Enciclopedia del novecento“, a pagina 122 ha scritto:

un francobollo moldavo, sullo sfondo
l’opera “Il mito dell’eterno ritorno”
“Per designare l’atto attraverso il quale il sacro si manifesta abbiamo proposto il termine “ierofania”. È un termine appropriato, perché non implica null’altro che quello che dice; non esprime nulla di più di quanto implichi il suo significato etimologico, e cioè che qualcosa di sacro si mostra a noi“.
Lo studioso, spiega che un albero, una pietra o un essere umano, nelle manifestazioni sacre non perdono la loro funzione, né identità, ma non per queste divengono sacri; la materia invece si trasforma in ierofania nel momento in cui una cosa, un evento o una persona trasmettono qualcosa d’altro, un “totalmente altro“, che devia dal quotidiano, coinvolgendo nel soprannaturale e nel trascendente.
In una fase epocale come quella attuale, che la cronistoria vangelica dimostra porre in un contesto pre-parusiaco, ogni fenomeno ierofanico denota una realtà alternativa a quella mondana e tende a distanziare la vita da ciò che materialmente la circonda.
Il video, che al momento e per ragioni tecniche è stato allegato ad un indirizzo di servizio di questo portale, propone una nota ierofania in terra di Puglia ed una delle numerose fenomenologie terrene a manifestazione del sacro.

Video
Pur tuttavia, per una commistione tra filosofia eliadiana e patristica cristiana, la speranza di una rigenerazione totale del tempo, di una rinascita in altro mondo e in altro modo, che spetta perlopiù a tutti i miti e alle dottrine che implicano i cicli cosmici, ogni ciclo inizia in maniera assoluta, ovvero senza passato né storia, perché rimossi da una reintegrazione derivante dal caos (eliadiano), che il XXI secolo sembra non sottintendere e che il fenomeno ierofanico sa evocare.
Ebrei 9, 27-29
E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza
Per questo, l’evento ierofanico e le ierofanie permettono di distinguere ciò che é potente, prezioso e ricco di significato, da tutto quanto al mondo è privo di queste qualità.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, delle citazioni di Eliade Mircea, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo
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