Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

I Cieli da oriente a settentrione

5–8 minuti

Sulla base delle interpretazioni che prendono a riferimento le suddivisioni del cristianesimo, l’esegesi cattolica, ortodossa e protestante, il Regno di Dio ha già avuto corso nei 33 anni del primo avvento, mentre i mille anni biblici che testimoniano la presenza di Cristo nello Spirito e nella Fede dei tempi successivi, durante i quali il vangelo è stato annunciato in tutto il mondo,

Giudizio Universale Rubens 1614 -1617 A sinistra l’ascesa dei giustificati a destra
la catabasi dei reprobi. In alto Gesù che giudica sotto la vigilanza del Padre accanto
a Maria Vergine e ai Santi

designano il limite dopo il quale non solo sarebbe ragionevole aspettarsi satana al comando che rilascia ogni male sul mondo, ma anche il secondo avvento che, nella devastazione della Terra, fa strage del maligno.

Apo 20,1-3 : E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo.

Satana e la gran parte delle manifestazioni del demonio sono note all’umanità, sopravvissuta nei secoli ad ogni genere di straziante atrocità, il Signore invece sopraggiungerà d’improvviso mostrandosi da oriente fino ad occidente:

“Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo..

per testimonianza di Matteo (24,27). San Paolo inoltre nelle raccomandazioni ai cristiani di Tessalonica in1Ts 4,16 – 17 spiega che:

“… il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore“.

La sola volta in cui Gesù visitò la Terra, Egli ha unificato nella croce la discesa nel martirio con l’ascesa della resurrezione, grazie ad una rappresentazione catabasica e anabasica del primo avvento che converge nel corpo di Cristo martirizzato, prima sceso e poi risorto. D’altra parte, il ritorno del Figlio di Dio, si propone tutt’al più anabasico, quando giustificati e conviventi di Dio, in un cielo nuovo e in una terra nuova, al seguito di una corale risalita tornano al Padre.

Sul tema Giovanni scrive nel finale della sua apocalisse, Apo 21,1,:

E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.

Il mare nella storia dell’uomo è stato da sempre metafora del pericolo ed è plausibile che i nuovi cieli non evochino un ambiente senza oceani ma senza insidie, una trasformazione preconizzata da Santi e da profeti per la quale l’esistenza si rinnova nei cieli, cominciando da oriente fino a settentrione, dal levante ora minaccioso e belligerante, al nord polarizzante, come nel misticismo del carro di Ezechiele:

Ez, 10, 4-13: “Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento tempestoso, una grossa nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno a essa; nel centro vi era come un bagliore di metallo in mezzo al fuoco. L’aspetto di quegli esseri viventi era come di carboni incandescenti, come di fiaccole; quel fuoco circolava in mezzo agli esseri viventi, era un fuoco scintillante, e dal fuoco uscivano dei lampi“.

Dal punto di vista etimologico, “settentrione” deriva dal latino Septem Triones, cioè “Sette Buoi” che nella Roma antica stavano a rappresentare la costellazione dell’Orsa Maggiore ed il lento movimento degli astri attorno alla stella polare, al pari di quello dei buoi durante l’aratura dei campi.

E’ la visione profetica per la quale colui che libera dai mali del mondo scende dal cielo e giunge da una volta celeste che include in sé l’idea dell’infinito.

Aspetto quest’ultimo sconosciuto al pianeta dei tanti demoni, dove la luce del sole filtra a fatica nell’oscurità, poi definitivamente spenta dopo che l’idrogeno e l’elio del suo nucleo saranno bruciati nei 4,5 miliardi anni a venire. Il presente e la cronistoria delle scritture sacre indurrebbero dunque ad accogliere la Seconda Parusia, nella consapevolezza delle scienze statistiche e cosmologiche che la vita al di là della Terra è ragionevolmente concepibile, oltre che fideisticamente presupposta:

Ebrei 11,3, Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.

La Nuova Alleanza cita in effetti la parola Mondi, implicando che Dio ha creato l’Universo, senza dare origine ad un mondo soltanto, lasciando liberi di intendere il mondo nel tempo e i mondi nel tempo o sul punto di concludere un ciclo esiziale, a fronte di altri che comprendono la prospettiva dell’infinito e la vita eterna in dote.

Peraltro, il simbolismo e la numerologia che di recente hanno pervaso l’opinione pubblica, si prestano ad una collocazione immaginifica dell’Orsa Maggiore, la costellazione che contiene le sette stelle più luminose del firmamento boreale,

Il carro nell’ammasso dell’Orsa maggiore

corpi celesti che non tramontano mai oltre i 41 gradi Nord di latitudine, poste ad una distanza relativamente prossima a quella del sistema solare.

Zeus seduce Callisto – Nicolas Poussin (1594 1665) – Mito dell’ Orsa Maggiore: Callisto
a causa dell’ amore di Zeus viene trasformata in un orsa, ma Giove intervenne e trasportò l’Orsa
su nel cielo, al sicuro da ogni pericolo. Sullo sfondo Giunone, moglie gelosa di Giove, trascina Callisto per i capelli.

Cinque delle sette stelle che nell’unione disegnano il Grande Carro sono a 75 anni luce, alpha ursae majoris dista circa 125 anni luce, infine eta ursae minoris è a circa 25 anni luce oltre l’ammasso dell’Orsa Maggiore, dunque a 100/101 anni luce dalla Terra.

Uno scenario immaginifico, simbolico e futuribile che si intrufola in quell’unico momento in cui Dio si rivolge all’evangelista Giovanni in forma diretta, facendo a meno dell’intermediario evangelico per annunciare che farà nuove tutte le cose, allorché in tutte le cose sia compreso anche il pianeta:

Apo 21,5: E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. E soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e vere“.

Tutto sarà rinnovato, e per opera Sua, non dell’uomo che, giustificato, parteciperà al progetto divino anabasico, quando la folgore non potrà più colpirlo, né olocausto bruciarlo,

Noè offre olocausti sull’altare del signore -Gerard Hoet 1728 Secondo
la tradizione giudaica questo rituale fu istituito da Mosè. Esso prevedeva che
dall’olocausto non dovesse rimanere carne. Era la più devota forma di sacrificio
ed era l’unica che il giudaismo permetteva nei templi israeliti e non, eseguita
sul lato nord dell’altare.

perché ex 1Ts 4,17: ..noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.

Con il sostegno etimologico e tenuto conto che il termine simbolo deriva dal greco σύμβολον (da leggersi: sumbolon) da σύν + βάλλω, nel significato di mettere insieme, è lecito dedurre che i versetti del nuovo e antico testamento,

i libri dei profeti, il simbolismo legato alla numerologia e all’arte, la storia del cristianesimo e l’allegoria consentono di avvertire la volontà del Signore, riuscendo talvolta a rivelare l’indicibile e l’inesprimibile, superando persino le differenze religiose e a svelare l’evento.

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