Sul fondamento dei precetti canonici, degli insegnamenti del catechismo nostrano, il demonio troneggia sul mondo. Si legge in 1Giovanni 19: “Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre il mondo sta in potere del maligno“.
Non solo, l’apocalisse dell’evangelista preconizza che il diavolo avrà la Terra sotto il suo controllo e giungerà la fine.
Dal punto di vista meramente logico, se si volesse intuire l’ora del secondo e definitivo avvento di Gesù Cristo sarebbe rappresentativo verificare le condizioni morali e materiali del bel pianeta blu.
Realisticamente, se le risorse della Terra sono mercè della minoranza dei suoi residenti, è di per sé evidente una prima macroscopica distonia della morale mondana dinanzi alle regole della Nuova Alleanza che hanno nei vangeli la somma giustificazione.
La distribuzione delle ricchezze nei secoli è stata oggetto di feroci dispute geopolitiche che hanno prodotto guerre, devastazioni e crudeli sevizie a discapito del genere umano. Su versante collettivo, la mancanza cronica di equità sociale e la partecipazione costante della violenza, frutto dell’ignoranza, dell’assenza del minimo sindacale di erudizione e dell’incoscienza etica, non attestano l’accoglienza generalizzata di Dio, di quel Dio che pretende dall’umanità per salvarla dalla Condanna Finale.
In verità, il demonio, al centro delle cose, in una sorta di attrito incandescente con l’universale riconoscimento dei vangeli, oltre all’inconsistenza della realtà tangibile, sembrerebbero agitarsi nei modi d’un presagio incontrovertibile, d’un evento inatteso, prevedibile in potenza per la storia, i legenda dei testi sacri, le allegorie dei libri e delle profezie che poggiano sul retaggio culturale e la cronaca del cristianesimo.
La morale, d’altra parte, che si erige sulla benevolenza, sulla ricerca del perdono, sul rispetto delle culture, sull’assistenza reciproca, sulla formazione civile, sulla devozione alla natura e all’ambiente, non trova riscontro in buona parte delle aree terrene, sottovalutata dal principio di conservazione naturale e dalla salvaguardia personale, dall’istinto carnale di sopravvivenza.
Nelle Lettere dal Nuovo testamento,1Pietro 5,8, esorta: “Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare“, e divora anime come l’abbaglio della lampara attira a sé i pesci trafitti a tradimento con la fiocina, dove ἰχθύς, da leggersi ictus, che significa “pesce” , è l’acronimo in greco antico di Ιησοῦς Χριστὸς Θεoῦ Yἱὸς Σωτήρ ovvero: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore, che dal Principio veglia su tutti ed è in tutti coloro che lo desiderano.
In Salmi 23,4 si legge a sua volta : “Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza“. Per cui, senza sovvertirne il senso primario e interpretando il salmo con i lavori redatti dal pontefice Benedetto XVI si potrebbe scrivere che, in Terra il Signore guida l’uomo e la vita un giorno condurrà nella valle oscura, lì ove risiede la morte, dove alcuno ci potrà accompagnare, eppure Dio sarà anche là, Egli non abbandonerà nessuno.
Satana, di converso ha “cura” degli uomini che dicono la verità e cerca di impedire a chi è fedele alla fede di amare il mondo, perché il loro esempio rende instabili gli appoggi sotto il suo trono, sicuro dei pesci calati in barca che fin d’ora ha abbagliato, distogliendoli dal coraggio e da ciò che sarebbe stato giusto per loro.
Giovanni Paolo II, che fu coadiuvato da Ratzinger durante il suo ministero petrino e con il quale strinse una solida fratellanza, il 9 maggio 1993, un anno dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio che assassinarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, prese una posizione durissima contro le associazioni criminali d’ogni fattispecie, soprattutto verso quelle di stampo mafioso; si rivolse, quasi urlando, ai responsabili intimandogli di convertirsi, non solo di pentirsi e preavvertì con parole strozzate dallo sdegno: «Una volta verrà il giudizio di Dio!», quasi a vaticinare l’ intervento risolutore del Signore.
Con l’uccisione dei due giudici l’Italia ha visto affievolirsi la luce della fede cristiana e l’abbaglio del potere e dell’uomo materialmente più forte hanno sostituito la speranza, un abbaglio che seguita ad ingannare coloro che dovrebbero ringraziare per l’eternità i due magistrati siciliani, perché rimangono di fronte agli occhi come luci in una notte buia, in una valle di continuo oscurata dal male.
Sul presupposto di una visione epocale della storia di Gesù, tra la crocifissione e la fine del mondo è parso allora predominare “un tempo dei pagani“, così é piaciuto definirlo al pontefice emerito di Marktl, la cui durata si pone al di là del misurabile ed è rimasta ad integrare nei secoli l’esperienza dell’uomo con Dio, giacché per il Signore un minuto o mille anni non fanno differenza.
Benedetto XVI, in -Che cos’è il Cristianesimo- libro pubblicato postumo per sua espressa volontà, spiega in buona sostanza che “il tempo dei pagani” non è il tempo di una trasformazione cosmica in cui il rapporto tra Dio e l’uomo è stato regolato, (J.A. Ratzinger letteralmente scrive ” in cui le decisioni definitive tra gli uomini e Dio sono state tutte prese), ma un tempo della libertà in cui il male ha ancora potere, a fronte del quale Dio illumina e oppone il potere della Sua Pazienza, un tempo che sembra interminabile e nel quale “Regnavit a ligno Deus“, Dio ha regnato dalla Croce.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, di alcuni testi ad opera del pontefice Benedetto XVI, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo.
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