Di tanto in tanto, la sofferenza ha indotto e spinge l’umanità cristiana a chiedersi: quando avverrà la Fine che libera il mondo ? Nello specifico, la domanda sulla conclusione della vita terrena implica l’aspettativa che è congenita alla Promessa per cui l’adempimento della missione di ciascuno condivisa con Dio allontana per sempre dai mali del mondo.
Sul tema, Matteo (24,14) racconta come l’universale conoscenza del Nuovo Testamento si rivelerà tra gli indicatori maggiormente allusivi rispetto alla prossimità del secondo avvento che porta con sé il Giudizio Finale :..questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.
In termini teologici il ritorno del Figlio di Dio sulla Terra è definito parusia; d’altra parte, poiché Dio oltre 2000 anni fa prima di essere crocifisso si è cinto di morfologia umana, è corretta al presente la definizione di seconda parusia.
Se, dal punto di vista dell’ontologia cristiana, la Croce ha rappresentato nei secoli e rappresenta tuttora il più potente degli atti redentori che ha protetto e difende l’umanità dal maligno, da quello pragmatico l’Uomo tradito e trafitto sui legni incrociati è in grado di spiegare il tenore drammatico delle profezie apocalittiche e lo stile catastrofico del libro di Giovanni che annuncia devastazioni, tormenti e la morte eterna dei dannati per l’ira del Padre Nostro provvidente.
Eppure, benché la lettura dei libri sacri non è sufficiente né idonea ad anticipare i tempi e i modi di alcuna realtà tangibile, ma rimane nei secoli meravigliosamente adatta per la ricerca della Verità, il puzzo dell’alito del demonio seguita a spirare senza soluzione di continuità, avverso ai giusti e ai santi. In Apocalisse (22,11) effettivamente si legge: ...Il malvagio continui pure a essere malvagio e l’impuro a essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
Considerata l’allocazione dei versetti di (Apo.: 22,11) nella sezione conclusiva del libro giovanneo, che una corrente della Nuova Alleanza considera dettato dall’Arcangelo Michele all’evangelista presso l’isola greca di Patmos, sembrerebbe derivarne non solo l’ineludibilità delle manifestazioni del diavolo ma anche la sua incessante opera nefasta financo al cospetto di Dio che torna per salvare il genere umano dai mali mondo.
Un fronteggiarsi pertanto, quello tra “buoni” e “cattivi”, tra angeli di Dio e angeli caduti, che persiste da sempre e che ab origine, dal peccato originale, ha concesso al demonio il dominio sulla ragione umana. Se dunque il presente stesse riproducendo l’evento parusiaco di 2 millenni or sono, potrebbe inasprirsi la contrapposizione tra “giusto” e ” ingiusto”, tra bene e male ?
Sul quesito Matteo, in (24,6) scrive: ..E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine, sommando per l’appunto un altro indicatore dei fatti che guidano al Giudizio di fronte al Padre.
Ad ogni modo, è certo che chi non si affida al Signore non può esserGli fedele, dimostrando viceversa di badare maggiormente a ciò che è mondano pur percependone il finale, mentre il disinteresse nei riguardi della Ragione e della Fede che avvicinano a Dio, trasmesse per Grazia o acquisite per zelo, accoglie le persone del mondo, respinge e perseguita la gente di Dio.
Un conflitto tale così congetturato, che la fine dei tempi renderebbe più teso, per un verso avrebbe la giustificazione di continuare ad appartenere al mondo, per l’altro avrebbe come scusante l’aspirazione “ragionevole” (termine usato da papa Benedetto XVI) del Regno dei Cieli che, a guisa dell’Orlando Furioso e del più noto poema cavalleresco non è dei pazzi.
Ora, qual è il grado di follia raggiunto dal mondo ? Perché, proseguendo sulla falsariga di Ludovico Ariosto, se soltanto i pazzi rimangono ad abitare la Terra, la “trasformazione della vita” per Grazia della parusia sarebbe sul punto di ripresentarsi, potendo avvertire il periodo non troppo lungo che resta prima del Reset Risolutivo dell’esistenza.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, di testi ad opera del pontefice Benedetto XVI, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo.
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