Nel tentativo di utilizzare sostantivi distanti dalla trivialità, che l’autore perlopiù rimanda ai social network, la rubrica “cronache” apre ad una sorta di “sentire” che intreccia vicende e fatti con l’ermeneutica del cristianesimo per opera di un neofita della fede.
Un cercatore di Dio che ad un tratto vede schiudersi ogni dubbio prima di tutto guarda decantare sé stesso, d’altra parte coltivare riflessioni che abbiano come oggetto il proprio destino senza una scissione del nucleo del cristianesimo dona una nuova vita.
Il fatto di questa prima cronaca è nell’evidenza che l’uomo non dovrebbe occuparsi delle cose che competono a Dio. Se il “Il più Grande dei Capi” ha deciso che la vita nel mondo deve continuare, la vita nel bene e nel male seguiterà ancora ad emozionare; se invece Egli ha deciso la data in cui la vita terrena sarà re-inizializzata, diverrà inutile ogni tentativo di cancellare Quel Severo Giorno dal calendario.
Da una premessa simile ne deriva che non esiste protezione, educazione o cura che Gesù Cristo mediante la Grazia di Dio non possa elargire ad una qualunque anima, sia essa debole, orfana, perseguitata e che peraltro, per Divina Consuetudo praeter legem, è tra le più amate dal Signore.
D’altro canto, le organizzazioni governative, i consessi politici e legislativi oggigiorno si fregiano pavoneggiando tolleranza e garantismo, rompendo con le tradizioni, con le norme giudicate ingiuste e obsolete perché considerate fuori tempo, ratificando ad exemplum, tematiche gender, come l’accettazione dello stravolgimento dei sessi in antitesi con la ragione cristiana.
Da questa pretesa di verità si sporge un modus autoritario che accantona la ricerca morale attraverso le religioni, ripresentandosi ogni volta che il dettato della legge civile si intromette risoluto in questioni che pesano sull’etica cristiana e appartengono a Dio, visto che, soltanto obbedendo al Signore, si diventa simile a Lui e si riflette la Sua immagine.
Al riguardo, negli scritti e nei lavori successivi la rinuncia al ministero petrino, nel soggiorno da vicario di Cristo emerito presso il monastero di Mater Ecclesiae in Vaticano, Papa Benedetto XVI sottolinea nei suoi contenuti che i governi occidentali non manifestano apertamente comportamenti persecutori, serbano però una diplomazia utile ad una più fluida relazione tra i poteri secolari e i servitori della Chiesa meno zelanti.
Di conseguenza, le leggi degli Stati moderni andavano distinguendosi per un autoritarismo crescente delle istituzioni, mentre la cattiva abitudine di promulgare regole mediante l’ideazione di fattispecie giuridiche in contrasto con la natura e l’essenza cristiana seguita tuttora a svalutare la testimonianza degli evangelisti.
Peraltro, come in una dimostrazione sul campo, a pochi anni dalla morte di Joseph Aloisius Ratzinger, a fronte di uno sterile assistenzialismo di facciata, nei poteri degli Stati sempre di più si palesa un’intolleranza sospetta rispetto allo stile di vita del cristiano che in primis si affida a Dio, per cui la fedeltà alla fede è costretta a fronteggiarsi con i governi che in questo modo disobbediscono, diventando perciò stesso odiosi a Dio.
Una verità che trova fonte nella fragilità che è propria delle cose umane non può essere verità, neanche una debole verità, perché toglie ogni dignità all’uomo, lo schiavizza e lo mantiene nell’oscurità. Nessuna politica salverà il mondo, ma quella santa rivoluzione che sa decantare l’umanità rivolgendosi a Dio senza riserve.
Il contenuto dell’articolo ha usufruito dei commentari biblici, dei vangeli canonici e apocrifi, di testi ad opera del pontefice Benedetto XVI, ma rimane opinione e/o sintesi di un cristiano, non di un teologo.
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