Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

Gesù bisbiglia un segreto a Tommaso

3–5 minuti

Il titolo richiama i loghia ovvero i detti del Vangelo di San Tommaso che non narra i trascorsi di Gesù sulla Terra, ma una serie di aforismi sul significato dell’esistenza sulla base dei fondamenti del Cristianesimo gnostico.

Accade ad un certo momento che il Signore disse agli apostoli:

Facciamo un gioco, ciascuno di voi cerchi di paragonarmi a qualcuno o a qualcosa

Ogni apostolo diede la sua risposta, definendolo a loro modo. Poi giunse il turno di Tommaso che replicò :

Maestro mio, la bocca rimane chiusa e si rifiuta di dire a chi somigli perché Tu non puoi essere paragonato a niente e a nessuno

Gesù positivamente sorpreso dalla risposta del suo discepolo rese a tutti queste parole:

Io non sono più il tuo Maestro, perché hai bevuto sino alla pienezza, alla Sorgente Infuocata di cui Io stesso mi sono riempito. Hai capito chi sono. Tu ora sei il pesce grande e buono e per stringere te io getto da parte tutti gli altri. Tu ora sei la più grande e la più coraggiosa delle mie pecore, hai scavalcato ogni recinto e io ti voglio bene più che a tutte le altre. Dora in poi ti chiamerò TAUMÃ, DIDIMO, perché tu sei in Me ed Io in te.

Incredulità di San Tommaso – Caravaggio 1602

Dunque DIDIMO divenne uno degli apostoli più considerati da Cristo a tal punto che il Signore volle confessargli in privato un segreto, così chiamatolo in disparte gli sussurrò tre parole che in un primo istante lo sconvolsero tanto che pensò che Gesù fosse pervaso da uno spirito malvagio, da un angelo ribelle.

Gesù: E’ giunto il momento. Ora io ti dico le Tre Parole, infinitamente sacre, infinitamente buone, infinitamente vere

Tommaso udite le parole del Signore pensò:

Udii e rimasi sconvolto! Mi aveva detto le tre parole che l’umanità giudica più sconvenienti di tutte le altre. Il mio pensiero si fermò. Fui preso in un vortice. Avevo abbassato gli occhi e temevo che, quando li avessi sollevati di nuovo mi sarebbe apparso un diavolo sghignazzante al posto di Gesù.

Invece, subito dopo la luce del viso di Gesù che era accanto a Tommaso non solo lo rassicurò ma accese in lui il desiderio di scrivere nel suo Vangelo:

Accadde invece un fatto straordinario. Vidi, dolce e rilassante, il sorriso del mio Maestro. E allora le tre parole presero corpo nella mia mente. Le vidi luminose e bellissime. Un’ansa, misteriosa ed ovale, sovrastava una torre terminante con una cuspide conica. I due segni viventi, quello della femminilità e quello della maschilità, si attiravano e palpitavano con estrema forza. Tra loro, il terzo segno era come il battito altalenante del cuore e mi appariva con due ali: una fatta di ombra e una di luce. Non saprei descrivere meglio quel segno sconosciuto.

L’apostolo in buona sostanza descrisse la Croce Ansata, in eredità dall’Antico Egitto, simbolo della Vita che, secondo l’evangelista, replica nelle forme il contatto e l’unione tra femminilità e maschilità.

Immagine pertanto che riempì di gioia Didimo quando intuì che nella totalità veniva simboleggiato ciò che nella visione distorta e diabolica dell’uomo sembra volgare e meschino, quando invece è esso stesso necessario all’esistenza.

L’ankh ☥, croce ansata o chiave della vita, dal tesoro di Tutankhamon

L’episodio vangelico raccontato da San Tommaso si conclude con Gesù che mette a confronto la croce ansata con quella chiodata:

Le parole di Gesù, ….mi scossero fino nelle fibre più nascoste: Le vedi, ora, le due croci, TAUMÃ, la croce vera, della MADRE, del PADRE e del FIGLIO e la croce falsa degli uomini ? Le vedo tutte e due, Maestro mio, e purtroppo vedo Te, il Figlio, inchiodato su quella falsa!

Quando in seguito Tommaso tornò dagli apostoli che aspettavano curiosi, chiesero a Didimo cosa gli avesse confessato il Signore di tanto segreto. Tommaso spiegò che non poteva dire niente sulle tre parole dettegli da Gesù, perché avrebbero causato loro uno sconcerto tale da essere lapidato.

Scrive infatti Tommaso:

Fossi matto. Se io vi rivelassi anche una soltanto, di quelle tre parole, afferrereste le prime pietre a portata di mano e mi lapidereste. Ma allora un fuoco eterno uscirebbe da quei sassi e vi trovereste tra le fiamme per sempre. Amici miei, le tre parole ognuno le deve scoprire da solo

La provvidenza ravvisabile nella risposta di Tommaso ai suoi compagni è pertanto espressione della presenza di Dio che non abbandona chi a Lui si affida, anche quando tutto sembra avverso, mentre la ricerca della Verità non rallenta di fronte a quanto è supportato dalla maggioranza o dal comune sentire.

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