Sicut Deus de Caelo delapsus videre et tangere potes, sicut aliqui in Terram delapsus non possum

Sofia, la Sapienza degli Angeli

4–6 minuti

Per gli gnostici cristiani Sophia comprende il concetto che conduce alla comprensione dell’Universo, rappresentando la componente femminile di Dio che coincide con lo Spirito Santo della Trinità. E’ dunque Sorella e Sposa di Cristo perché, come Cristo, Sofia é essa stessa emanazione di Dio.

Sophia è in tutte le persone sotto forma di Scintilla Divina e Cristo fu inviato a questo mondo per aiutare ad accendere questa scintilla che rimane nell’uomo al fine di liberarlo dagli inganni del mondo prevaricato dal demonio. Per meglio apprendere le logiche legate allo gnosticismo, i sistemi gnostici siriani ed egizi spiegano che l’universo ebbe inizio da un Dio originario, inconoscibile, definito Padre o Bythos o Monade.

Nello gnosticismo cristiano la Monade è il Primo Eone e da questo inizio unitario, l’Uno emanò spontaneamente altri Eoni, entità accoppiate, in una sequenza di potenza sempre inferiore. L’ultima di queste coppie fu quella formata da Sophia e Cristo. Gli Eoni, tutti insieme, costituiscono il Pleroma, o la pienezza, di Dio, entità in assoluta armonia con Lui, astrazioni simboliche della natura divina.

Salomone con la Divina Sapienza, incisione di Julius Schnorr von Carolsfeld (1860)

Nel Vangelo non canonizzato di Filippo Sophia viene identificata con Maria Maddalena, tanto da aver fatto pensare che il Giovanni dipinto nell’Ultima Cena di Leonardo alluda alla Santa di Magdala, ideazione gnostica non solo di Sophia ma anche dello Spirito Santo.

La Sofia, chiamata “ sterile “, è la madre degli angeli; la compagna del Figlio è Maria Maddalena.

Dei Cristiani cattolici, anglicani e protestanti, indicano che la sapienza è uno dei sette doni dello Spirito Santo che fa comprendere realtà soprannaturali. La sapienza tuttavia si distingue dall’intelletto in quanto non è una conoscenza nozionistica delle Cose di Dio, ma induce ad intendere la volontà di colui che ha creato il Tutto e alla contemplazione di Dio stesso.

Il sapiente pertanto è colui che si lascia amare da Dio e sa trovare in Lui la risposta alle tante domande che alla mente appaiono senza risposta. Sapiente è chi non vuol convincere con la forza della ragione ma, pur servendosi dell’intelligenza, sa che la verità si infonde anzitutto per mezzo della benevolenza.

La Sapienza è dunque confidenza con Dio, una frequentazione che ce Lo rende amico che eroga uno stato di serenità, di giustificazione, di comprensione che va oltre la mera dottrina.

Quando per arbitrio di Dio si acquisisce il dono della Sapienza, i comandamenti, le leggi, la teologia, gli studi diventano sostanzialmente sterili, di conseguenza è spontaneo e naturale fare la volontà del Creatore non perché si sta tenendo conto delle “regole” della Bibbia o della Chiesa o della Natura o dello Stato, ma perché tutta la persona è attraversata da una coscienza non riflessa soltanto dalla cultura, ma trasmessa direttamente dal Signore.

Un modello di Sapienza ricevuta per Grazia è anche nella vita di Gustav Carl Jung che, dopo aver visitato a Ravenna nel 1913 la tomba di Galla Placidia scrive in nel suo libro “Ricordi, Sogni, Riflessioni”:

Mi trovavo con una conoscente e dalla tomba andammo direttamente al Battistero degli Ortodossi. Sostammo di fronte a questo mosaico per circa venti minuti, e discutemmo del rituale originario del battesimo, e specialmente dell’arcaica e strana concezione di esso come un’iniziazione connessa con un reale pericolo di morte.

Dopo la mia toccante esperienza nel battistero di Ravenna, so con certezza che un fatto interno può apparire esterno, e viceversa. Le mura stesse del battistero, che i miei occhi fisici necessariamente vedevano erano coperte e trasformate da una visione che era altrettanto reale dell’immutato fonte battesimale. Che cosa era veramente reale in quel momento ?”

L’episodio descritto dal celebre psichiatra fa riferimento al viaggio fatto con un’amica a Ravenna presso il battistero Neroniano; entrambi videro e discussero per 20 minuti del mosaico raffigurante Cristo che salva San Pietro dalle acque del lago di Tiberiade che Jung interpretò simbolo inconscio di rinascita psicologica.

Clark University (1909). Da sinistra in basso: Stanley Hall, Sigmund Freud, Gustav Jung. Da sinistra in alto: Abraham Brill, Ernest Jones, Sándor Ferenczi. [fonte: wikipedia]

Tornato sul luogo 20 anni più tardi s’accorse che del mosaico che ispirò i dialoghi con la sua compagna non c’era traccia e al suo posto era invece sistemato il battesimo di Cristo nel fiume Giordano; dunque, il mosaico di Gesù e San Pietro non era stato edificato e la visione del celebre psichiatra risultò frutto dell’immaginazione sua e della sua amica, sebbene la raffigurazione di Gesù e San Pietro fosse presente nel progetto originario dei costruttori.

Quest’ultima è tra le vicende private che animò Jung verso una coscienza di Dio che gli veniva trasmessa dalle sue esperienze, non dalla ragione, tanto meno dalla fede o dalle nozioni trascritte nelle Sacre Scritture, e dice in proposito:

Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste.

Un angelo Carl Gustav Jung che derivò gran parte di sé dalla Sapienza, fermo nella sua professione, in grado di guarire dalla schizofrenia anche con l’energia dei sentimenti, in un’epoca primordiale della psichiatria priva della farmacia di psicofarmaci che oggi AIFA normalmente approva e che il medico svizzero utilizzava solo come estrema ratio, in virtù di uno spirito che aveva ali per agire ovunque esse lo portassero.

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